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statistica diviene così sempre più il vero alimento del metodo storico proprio alla Sociologia (_Les lois_ ec. p. 141.) È un errore chiedere ora alla statistica, ciò che essa non può dare e non ha dato. Dalle statistiche criminali, che ho meglio studiate, non risultano le leggi che ottimisticamente ammette il De Greef. Si vedrà la ragione del fatto.
[299] Il Leroy-Beaulieu studiando le nascite, i salari e l’alfabetismo nel Belgio verrebbe alle conclusioni sostenute in altra parte di questo libro sulla diminuizione delle natalità col crescere delle civiltà. (_Dell’influenza del grado di civiltà sul movimento della popolazione. Economiste français_ 20 e 27 Settembre 1890). Con ciò non si potrebbe affatto parlare di rapporto _costante e necessario_.
[300] Tanto il Le Bon quanto il Kidd manifestano il loro rincrescimento per l’abolizione della schiavitù! Ciò deriva logicamente dalla credenza nella superiorità assoluta di certe razze; ma nel Kidd come si concilia colla sua sentimentalità cristiana?
[301] La teoria del _contrattualismo_ con tanto vigore sostenuta dallo Spencer, dal Maine, dal Fouillée ed in Italia dal Fragapane ci spiega la crescente azione dello Stato; il quale, secondo il Thorold Rogers, è riuscito a regolare anche lo sviluppo del fenomeno religioso, che, più degli altri, si poteva supporre indipendente. (_Interpretation économique de l’histoire_ p. 189).
[302] Ho combattuto in tutti i miei scritti il pregiudizio della razza sostenendo che si scambia sempre come _carattere_ di una razza, ciò che non è se non il _carattere_ di una data fase di sviluppo delle razze. Il Tarde conviene con me. «Bisogna rinunziare, egli dice, alle differenze fattizie che la _filosofia della storia_ stabiliva tra i popoli successivi, specie di personaggi di un medesimo immenso dramma, in cui ciascuno rappresentava la sua parte provvidenziale. Non si deve abusare più delle espressioni: il _genio di un popolo_ o di una _razza_, il _genio di una lingua_, il _genio delle religioni_ come l’intendevano Taine e Renan.» (_Les lois sociales_ Paris. Alcan. 1898, p. 42 e 43).
[303] Chi voglia conoscere a che ne sia ridotta l’ipotesi del Weismann scorra l’_Année biologique_ del Delage edita dai fratelli Schleicher in Parigi. Il Prof. Lombroso pubblicò un vigoroso articolo sulla _Ereditarietà dei caratteri acquisiti_ nel _Forum_ (Ottobre 1897) per sostenere Spencer e combattere Weismann. Perchè sempre e in tutto venga confermata l’_armonia_ tra i socio-darviniani nell’applicare i principi fondamentali della teoria aggiungo che Le Bon, contro Weismann e Kidd, ammette l’eredità e la trasformazione — mercè l’accumulazione dei cambiamenti impercettibili — dei caratteri delle razze. (_Les lois_ p. 9).
[304] È evidente che data la possibilità dell’invasione turanica non potrebbe aversi mai un _ricorso_ vero quale quello delineato da Vico dopo l’invasione nordica delle contrade a civiltà greco-latina. Prima che i Chinesi soggioghino gli Europei saranno impregnati delle civiltà occidentali. La vittoria violenta e completa dei lavoratori — i nuovi _barbari_ annunziati da Macaulay sessant’anni fa, preconizzati dopo da Gumplowicz — si troverebbero del pari nella impossibilità di distrurre quella civiltà: da cui essi sono sempre più conquistati e di cui gustano i benefizi e gli allettamenti. D’onde la savia indicazione, nel grande interesse della civiltà; di ritardare quanto più si può l’esplosione delle classi lavoratrici con opportuni provvedimenti per così dire lenitivi e d’incivilirle quanto più rapidamente si può. Due indicazioni dimenticate spessissimo dai governanti, che ritardano di proposito il miglioramento intellettuale delle classi inferiori e ne affrettano l’esplosione colle provocazioni imprudenti e colle sofferenze cui le condannano.
Il De Greef bellamente ha osservato, che possiamo immaginare un insieme di condizioni, le quali cooperino allo svolgimento col progresso delle società anzicchè alla loro deformazione e alla loro morte. (_Les lois_, p. 180 e 181) Data la verificazione di siffatta ipotesi — tutta basata sul regno della giustizia — verrebbero resi impossibili i veri _ricorsi_ mercè l’opera dei barbari interni.
[305] Non si creda che questo regolamento del corso degli avvenimenti da me sia attribuito ai sociologi per poterli combattere più facilmente. Ecco, ad esempio, ciò che scrive il De Greef, ch’è pure uno degli scrittori più geniali: «Pel fatto stesso che la sociologia è la più complessa di tutte le scienze, la sua materia è suscettibile di un numero considerevole di combinazioni; essa è per eccellenza una materia plastica, malleabile, modificabile e perfettibile. _Noi possiamo, agendo su certi fattori sociali, in condizioni determinate, sopratutto sui fattori più generali e più semplici_, PRODURRE DEI FENOMENI NECESSARI, cioè in rapporto colle leggi osservate, sperimentate e che permettono per conseguenza la _previsione scientifica_ del fenomeno sociale, di cui la produzione o la riproduzione sono ricercati. (_Les lois_ ec. p. 68).
Il De Greef rincalza su questa crescente e cosciente azione modificatrice che certi fattori possono esercitare sulla evoluzione sociale (da pag. 137 a pag. 151) e vorrei che egli si apponesse al vero. Ma dalle sue involute ed oscure discussioni non si potrebbe dedurre se non questa conclusione: _l’azione dello Stato guadagna in estensione e perde in intensità_. Che debba perdere in intensità si spiega colla legge spenceriana della crescente sostituzione della cooperazione volontaria alla forzata. Con altrettanta ingiustificabile sicurezza egli parla di leggi naturali, la cui violazione conduce alla _morte_ le società umane; e di una derivazione delle leggi sociali dalle leggi generali dell’universo — persistenza della forza, integrazione e disintegrazione incessanti della materia ecc. — (p. 153, 154 e 165).
[306] Il Tarde nelle _Lois sociales. Esquire d’une sociologie_ (Paris. Alcan. 1898) ha esposto sinteticamente ciò che ha diffusamente trattato nelle tre opere: _Les lois de l’imitation_, l’_opposition universelle_ e la _Logique sociale_. Rimangono meglio formulate le _leggi dell’imitazione_. Invece mi sembra involuto quando parla delle _leggi di adattamento_.
[307] Su queste leggi si riscontrino gli scritti di Buckle, di Marx, di Spencer, di Loria, di Pareto, di Labriola ec. ec.
[308] Di _regolarità_ parla sempre il Von Mayr. Contro la _regolarità_ in senso stretto fece osservazioni non prive d’importanza il Pascale (_Uso ed abuso della statistica_), delle quali mi occupai nell’_Alcoolismo_ ecc. anche pel Pareto le _leggi naturali_ non sarebbero che delle _uniformità_ (_Cours_ Vol. 2o).
[309] Citato da Angiulli: _La filosofia e la scuola_ p. 208. Il Lilienfeld, un sociologo di gran fama, scrive delle _leggi naturali_ e delle _leggi sociali_, della necessità e del libero arbitrio, con tanta oscurità e con tanta leggerezza, che dispensano da ogni critica. Vedi: _Pensées sur la science sociale de l’avenir_ e _Pathologie sociale_ (Paris. Giard et Brière) Ha riassunto le proprie idee sulla _Riforma sociale: L’organismo sociale è un superorganismo?_ (10 agosto 1896).
[310] Il Pareto scrive: Se noi tentiamo di mettere un poco d’ordine nei motivi, estremamente vari e complessi, delle azioni umane, noi vediamo che si possono aggruppare in tre classi. Certe azioni hanno per iscopo di procurare semplicemente una sensazione piacevole. Altre azioni hanno per iscopo di procurare all’individuo che li compie certe condizioni di salute, di sviluppo del corpo e dell’intelligenza, altri ancora hanno per iscopo di procurare queste condizioni a tutto un aggregato e di assicurarne la riproduzione (_Cours_ ecc. Vol. 2o p. 397) Le _leggi naturali_ si dovrebbero raggruppare attorno a queste tre categorie di _motivi_ delle azioni umane. Orbene manca nella società quella _uniformità_ — ch’è condizione essenziale perchè vi sia la _legge_ — voluta da Pareto. I tre motivi, infatti, prevalgono in varia misura tra i vari individui e sopratutto in vari tempi. Alcuni sacrificano tutto all’_ofelimità_ che rappresenta la prima classe dei motivi; sacrificano ad essa non solo la terza che mira all’utile dell’aggregato, ma anche la seconda che si riferisce all’utilità individuale. Le variazioni individuali sono più significanti se riscontrate nel tempo e nello spazio presso le collettività, presso gli aggregati. La inesistenza delle _leggi naturali_ basate su queste _uniformità_ di azione dei motivi determinanti venne bene messa in evidenza dalla scuola di antropologia criminale. È merito di Lombroso e della sua scuola di avere messo in evidenza la diversità della reazione sotto l’azione di un fattore sociale, secondo la diversità del _carattere_ dell’individuo. Si sa che di fronte al bisogno fondamentale dell’organismo — quello di nutrirsi — gli uni emigrano, altri rubano, un terzo domanda l’elemosina e non manca chi si suicida. Questi quattro fenomeni non sono _senza causa_; ma la causa ha dato risultati diversi per la diversità del _carattere_. Chi oserebbe predire _quando e chi_ per miseria emigrerà, ruberà, domanderà l’elemosina o si suiciderà?
[311] Il De Greef, che abbiamo visto con quanta sicurezza parla di predeterminazioni e di previsioni constata la complessità dei rapporti tra i fatti sociali e soggiunge: le sette classi dei fenomeni — quante egli ne ammette — possono dar luogo a _127 combinazioni_; e siccome ogni classe ha divisioni e suddivisioni; così si può dire che i rapporti ai quali può dar luogo la vita delle società sono innumerevoli. (_Les lois_ ec. p. 148.) Lo stesso Le Bon osserva: «Quando una causa agisce per qualche tempo nello stesso senso essa produce rapidamente effetti grandissimi. Le matematiche ci provano che quando una causa persiste producendo lo stesso effetto le cause crescono in progressione aritmetica (1, 2, 3, 4, 5 ec.) e gli effetti in progressione geometrica (2, 4, 8, 16, 32 ec.). _Le cause sono i logaritmi degli effetti._ Nelle somme ad interessi composti la legge di accrescimento è tale che il numero degli anni è il logaritmo del capitale accumulato. È per ragioni di quest’ordine che la maggior parte dei fenomeni sociali possono tradursi in curve geometriche rapidamente crescenti. In un altro lavoro sono arrivato a constatare ch’esse potevano esprimersi dal punto di vista analitico coll’equazione della parabola e dell’iperbole. Cheysson pensa che si traducono meglio spesso con una equazione esponenziale.» (_Les lois psychologiques_ ec. p. 16 nota).
[312] Tutto ciò può servire a fare intendere in un senso molto limitato la teoria del _caso_ del nostro Ardigò, cui ha tributato lodi un giovane e valoroso giurista, il Brugi (_Evoluzione e formazione naturale del diritto?_ In _Rivista Italiana di Sociologia_. Maggio 1898). Pel grande filosofo di Padova manca un archetipo nella successione dei fatti. Il pensiero nell’umanità è formato per la continuazione di accidentalità infinite succedutesi _a caso_ le une alle altre; l’ordinamento delle società è il risultato inevitabile della infinità di azioni realmente esercitate da infinità di circostanze accidentali. Perciò non si può fare _a priori_ una rappresentazione grafica dei fenomeni futuri. Questa previsione è contraria alla natura; non solo non vi è un archetipo _a priori_, ma neppure un archetipo della successione; la natura si può svolgere in modi infinitamente diversi; e come infiniti sono gli svolgimenti, infiniti sono gli ordini possibili. Se manca un ordine non si cade perciò nel caos; ne è pronto un altro. Nè quella imprevedibilità significa la negazione della necessità del nesso causale. Il caso non menoma affatto l’assoluta naturalità del fenomeno, ossia la sua determinazione mediante ciò ch’è intrinseco alle cose stesse operanti. Una specie e una legge non sono fatti inalterabili, ma soggetti a continua alterazione insensibile... la evoluzione naturale non è altro se non questa alterazione progressiva della cosa e della sua funzione. (_Opere filosofiche_ Vol. 2o citato da Brugi).
[313] Il fatalismo di primo acchito del Quetelet si riduce a _determinismo_ bene inteso.
[314] Si sa che Spencer, Letourneau ecc. quando accennano all’evoluzione futura ne delineano semplicemente la _tendenza_. Il De Paepe più di venti anni or sono esprimevasi in questo modo: «In ogni ordine di fatti e quindi in tutte le scienze vi ha delle leggi; ma queste non hanno lo stesso carattere di stabilità in ciascuna scienza. Questa stabilità adunque decresce a misura che i fenomeni si complicano: ond’è che la stabilità della legge noi la vediamo diminuire come ci eleviamo dalle matematiche alla scienza sociale. Le leggi di numero s’identificano assolutamente con i fenomeni; quasi lo stesso è delle leggi astronomiche. Ma se dalla fisica andiamo alle scienze sociali, le leggi non esprimono più che certi stati dei corpi in certe condizioni; là esse si separano a poco a poco dai corpi e non s’identificano se non con fatti generali, i quali si distinguono essi stessi e nella medesima misura, della realtà. Cosiffatte leggi esprimono ora delle medie, ora delle approssimazioni, ora dei tipi astratti, fino al punto che nelle leggi sociali non esprimono altro che _tendenze_. Nello stesso tempo e nel medesimo ordine le cause di variazione si moltiplicano nei fatti concreti abbandonati all’azione di un grande numero di leggi, le quali limitano reciprocamente la loro azione; la nozione _assoluta_ della legge svanisce da sè.» (Cit. da N. Lo Savio: _La statistica nel sistema generale delle cognizioni umane_. Nota E). Ho voluto riprodurre dalla prima edizione questo brano affinchè si conosca che anche gli _utopisti_ del socialismo talora possono servire di buon esempio ai sociologi burbanzosi nella riserva scientifica. Nella _Sociologia Criminale_ (Vol. 2o p. 15 e seg. e nei paragrafi 68o e 69o) m’intrattenni lungamente sul _determinismo_ e sul _libero arbitrio_ e sul valore da dare alla _tendenza_.
[315] Maffeo Pantaleoni: _Principii di economia pura_. 2.a Ed. Firenze Barbera 1899 p. 9 e 106. L’illustre economista, che onora la scienza italiana nella università di Ginevra, ripete continuamente che l’_economia pura_, essenzialmente deduttiva, riposa sopra _ipotesi_. Ci sarebbe da fare non poche considerazioni sull’egoismo della specie, che egli ammette e sulle conseguenze che se ne potrebbero trarre; ma che la sua massima edonistica non possa intaccare il socialismo mi pare che si possa dedurre dal fatto che egli, sempre per ipotesi, dimostra che se invece dell’egoismo come _realtà empirica ed universale_ esistesse l’ottimismo, le deduzioni sul modo di agire dell’_homo aeconomicus_ rimarrebbero identiche. (p. 15 e seg.) Tutte le sue acute osservazioni non possono intaccare l’evoluzione dell’altruismo nel modo come la s’intende in questo libro: cioè movente primitivamente dall’egoismo.
Il Winiarsky vuole costruire tutta una meccanica sociale sui moventi delle azioni umane; ma si riferisce sempre alla coesistenza ed al contrasto tra l’egoismo e l’altruismo — due forze paragonabili alle forze di attrazione e di ripulsione del mondo cosmico. (_Essai sur la mécanique sociale_. In _Revue philosophique_ Aprile 1898).
[316] _Government: Anarchy or Regimentation_. Nella _Nineteenth Century_. Maggio 1890. Citato da Kidd: _Evol. soc._ p. 3, 4.
[317] I socialisti storici, dice Pareto, abusano stranamente delle considerazioni fataliste. (_Cours_ 2.o p. 19). Si sa che il socialista Vanderwelde constatò la smentita data da 50 anni di storia ai capisaldi del _Manifesto dei Comunisti_. Il Sorel, che sinora contò tra i più caldi ed eminenti marxisti, ha rincarato la dose nel senso del socialista belga. (_La crisi del socialismo scientifico_. In _Critica sociale_. 1o maggio 1896). Benedetto Croce aveva acutamente osservato che dalla verità del materialismo storico non derivava necessariamente quella del collettivismo.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. La notazione ^ indica che il carattere seguente è in apice.
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