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[183] Citati da Masseron: _Danger et nécessité du socialisme_, p. 333.

[184] _L’evolution économique_. Nel _Journal dee Economistes_ Dicembre 1881 p. 495. Sulle condizioni degli operai e sulle conseguenze morali della ingiusta ripartizione delle ricchezze ho dato alcuni dettagli nel 2o vol. della _Sociologia criminale_ e ne darò maggiori nel 3o ed ultimo quando mi occuperò dei rapporti tra _benessere_ e _reato_. I lettori la ingiustizia della ripartizione, ma con conseguenze esagerate, troveranno documentata in _Progresso e povertà_ di H. George. Hanno riconosciuto esplicitamente la iniqua ripartizione della ricchezza e la sperequazione nel progresso tra le varie classi sociali il Gizicky (_La quistione morale e il socialismo_. Nella _Rivista internazionale di scienze sociali_. Napoli 1895-96) e il Chiappelli, che tanti altri scrittori cita e fa ottime considerazioni in proposito. (_L’Idea morale nel socialismo_ nell’_op. cit._)

[185] Gauthier: _Le darvinisme social_ p. 63.

[186] P. Leroy-Beaulieu: _Essai sur la répartition de la richesse_. 2.a Ed. Paris. 1883; De Foville: _Le Morcellement; La France économique_; De Varigny: _Les grandes fortunes aux Etats Unis et en Angleterre_; Visconte d’Avenel: _Histoire économique de la propriété, des salaires, des denrées et de tous les prix en général depuis l’an 1200 jusque en l’an 1880_; (Di quest’opera in due grossi volumi l’A. ha fatto la riduzione: _La fortune privée à travers septs siècles_. — Paris. Colin. 1895). A. Neymark: _Iournal de la Société de statistique de Paris_. 1896, p. 252 e seg. F. Flora: _La finanza_ etc. p. 81 a 89; E. Cheysson: _La crisi del reddito e l’era del lavoro_ (_Revue politique et parlamentaire_. Novembre 1897) Virgilio Racca: _Sulla distribuzione delle ricchezze_ in _Giornale degli Economisti_. Novembre 1897. Iohn Rae: _Il socialismo contemporaneo_. Firenze. Lemonnier 1889. Zino Zini: _Proprietà individuale o proprietà collettiva?_ Torino F.lli Bocca. 1898, ec. ec.

[187] Per la storia e la teoria degli _alti salari_ gl’italiani potranno consultare con molta utilità: _L’Economia degli alti salari_ di F. S. Nitti (Torino Roux e Frascati 1895) e _La dottrina del salario. Saggio_ di Adolfo Musso (Napoli Società anonima cooperativa 1898). Sono due pregevoli pubblicazioni che ben poco lasciano a desiderare per la esposizione e per la critica. Al primo mi permetto di contestare un dato di fatto. A p. 44 Nota (2) scrive: «Nel periodo della più grande prosperità delle miniere di Sicilia, abbiamo visto corrispondere a _profitti altissimi_ e a _lavoro molto produttivo salari minimi_.» Ciò smentirebbe la teoria. La realtà è diversa e smentisce in parte, ma in un altro senso la teoria stessa: gli alti profitti furono accompagnati da salari altissimi e da lavoro poco produttivo. Col minimo profitto e coi salari della fame il lavoro fu più produttivo. Intendiamoci però su questa produttività del lavoro: i minatori lavoravano a cottimo; ora quando i salari furono alti essi non lavoravano che quattro o cinque giorni per settimana per cinque o sei ore al giorno. Coi salari bassissimi lavorarono sei giorni per settimana e non meno di otto ore al giorno.

[188] In Inghilterra nel valore dei beni sottoposti all’imposta sulle successioni, invece, c’è stato forte aumento.

[189] _Rivista popolare_ anno 3o n. 13.

[190] Così, ad esempio, chi nello _Statistical Abstract for the United Kingdom_ del 1895 (Forty-Second Number) a p. 196-197 legge che nelle ferrovie inglesi la parte del lavoro è aumentata dal 1880 al 1891 dal 51 al 56% del prodotto totale può illudersi credendo in un sensibile rialzo dei salari; invece il fatto si spiega col sensibile aumento nel personale perchè le linee in esercizio crebbero nello stesso tempo da 17,963 miglia a 20,908.

[191] Augusto Chirac e Gustavo Roccanet in apposite pubblicazioni e in diversi articoli della _Revue socialiste_ hanno provato luminosamente le perdite colossali inflitte alla Francia dalla malsana speculazione dei banchieri. Quella del _Panama_ rimane tipica.

[192] A Musco: _La dottrina del salario. Saggio_. Napoli. Società anonima cooperativa. 1898 p. 94 e 95.

[193] Il Musco questi salari bassissimi, ai quali, degenerando, si sono _adattati_ i lavoratori della terra li crede esclusivi del Mezzogiorno (_op. cit._ p. 369 e 370). Si ricordi della magnifica monografia del Morpurgo (_I contadini nel Veneto_), percorra la Bassa Lombardia e un pò la Romagna e si ricrederà.

[194] G. Pallia _Il dazio doganale sul frumento e il rincaro del pane_ (Nella _Rivista popolare_ 30 dicembre 1897). Dai diagrammi di un libro recentissimo del Tenerelli la consumazione del frumento risulterebbe più bassa. Nel 1894 sarebbe ritornato a 112 chilogrammi quanto era nel 1881. (F. G. Tenerelli: _L’azione delle imposte indirette sui consumi_. Torino Fratelli Bocca 1898).

[195] Si avverta che questi consumi si riferiscono soltanto ai prodotti importati dall’estero e non comprendono la produzione interna. La produzione dei cereali, però ha subito considerevole diminuizione e c’è stato aumento nell’allevamento del bestiame.

[196] Lo sciopero dei meccanici inglesi, terminato colla loro sconfitta, anche senza l’intervento di nuove macchine segna già un limite all’ascensione parallela dei salari e dei profitti. Gl’industriali negaronsi alla diminuizione delle ore di lavoro, perchè assicurarono che sarebbe stato intaccato il profitto attuale. Eppure i meccanici domandavano ciò che già altri avevano ottenuto! (Vedi il mio scritto: _La grande battaglia del lavoro_. Roma 1888, cent. 75. Presso la _Rivista popolare_).

[197] _La municipalisation du sol dans les grandes villes_. Nel _Devenir Sociale_. Gennaio 1898. Il Thorold-Rogers, la cui autorità è da tutti riconosciuta, molto tempo fa si era levato contro l’arricchimento dei proprietari del suolo delle grandi città. In America e in Inghilterra c’è tutto un movimento per fare pesare un’imposta proporzionale all’immeritato guadagno di tali proprietari; e di questa _betterment tax_ si è occupato il Bastable e in Italia il Dalla Volta, uno studioso diligente e onesto dei moti sociali contemporanei. Se questa imposta potrà colpire gli aumenti di reddito per miglioramenti fatti e spese pubbliche, non riuscirà mai a colpire l’aumento di reddito che si ha in conseguenza dell’aumento di popolazione.

[198] Vanderwelde: _A propos_ etc. _Revue socialiste_. Marzo 1898.

[199] I. Destrée et E. Wanderwelde: _Le socialisme en Belgique_. Paris. Giard et Brière. 1898 p. 323 a 327.

[200] La farò nel libro sulla _Misura del progresso_ pel quale lavoro da parecchi anni. Chi vuole ulteriori dettagli ricorra ai libri di Hobson ed al suo articolo nella _Contemporary Review_ (_Is poverty diminishing?_ aprile 1895). La grande miseria di Londra, fu oggetto sempre di studi e di proposte. Prima della recente inchiesta di Booth e della _Labour Commission_ molte altre ve ne furono e vennero riassunte da A. Baffalovich — un liberista insospettabile! — nel _Iournal des Economistes_ (_La Misère a Londres_. Febbraio 1884). Per le condizioni dei lavoratori della terra si legga Russel Garnier: _Annals of peasantry_ e _The Life in our villages_, ch’è il risultato di un’inchiesta fatta dal _Daily News_.

[201] A. Russel Wallace: _Re-occupation of the Land: the only solution to the problem of the unemployed_. Nei: _Forecasts of the coming Century_. Londra 1897. Walter Scott Limited.

[202] Coloro che non comprendono l’inglese e non possono ricorrere agli scritti di Drage, di Hobson, di Booth, di Russel, Wallace ec. sulla disoccupazione, su questa e sui programmi dei radicali e dei conservatori troveranno notizie sufficienti nella citata opera di Lavollèe. Burnett capo del _Board of Trade_ sotto i conservatori ad attenuare la disoccupazione e lo _sweating system_ sin dal 1887 proponeva ostacoli all’immigrazione degli Ebrei Russi e dei Tedeschi. (_Journal des Economistes_ Dicembre 1887). Allora preoccupava molto l’esodo degli Ebrei-Russi, intensissimo nel due anni precedenti. Ma quella immigrazione cessò e la disoccupazione rimase!

[203] _Life and Labour_ ec. Vol. 2o p. 20 e 21 e vol. IX nel riassunto. Notizie esatte sulla miseria si trovano nell’opera di Lavollèe e nella grande inchiesta ufficiale della _Labour Commission_.

[204] Il quadro dei miglioramenti avveratisi in Inghilterra meglio che dai libri, che possono essere partigiani, si può rilevare esattamente dagli _Statistical Abstracts_, che si pubblicano sotto la direzione del Giffen. Per la diminuizione del pauperismo si può riscontrare l’eccellente opera di Florian e Cavaglieri: _I vagabondi_ (Torino 1897. F.lli Bocca tavola I, pag. 420). Una tavola e un diagramma assai istruttivi sul numero delle persone maritate, delle nascite, sul prezzo dei cereali, sulla quantità che se ne può comprare col reddito di una settimana, e sul numero delle persone che ebbero bisogno di assistenza colla legge dei poveri danno i coniugi Sidney e Beatrice Webb: _Industrial democracy_ (Traduzione Tedesca pubblicata da Dietz in Stuttgart. 1898. Vol. IIo, p. 385).

[205] Rieh: _Die burgerliche Gesellschafft_ p. 389; Sydney Webb: _Labour in the longest reign_ (1837-1897) Londra 1897; Schönlank: _Leipziger Volks zeitung_ 5 novembre 1896.

[206] Sulla necessità di continuare sempre la lotta convengono e il Loria nell’_Analisi della proprietà capitalista_ e il Gide in _Principes_ ec. Il Musco non socialista, consiglia di non disarmare e il Nitti non accecato dal luccichio della teoria degli _alti salari_ tra le conclusioni pone questa: «essi (gli alti salari) non sono giammai accordati spontaneamente, ma sono l’effetto di una educazione progressiva delle masse e dell’espandersi fra esse dello spirito d’incontentabilità.» (p. 79). Coloro che pel miglioramento dei lavoratori sperano nella filantropia dei padroni meditino nella risposta che un padrone dette nell’Inchiesta sulle Associazioni professionali del Belgio: «La scienza industriale consiste nell’ottenere da un essere umano la più grande somma di lavoro possibile rimunerandolo al tasso il più basso (Gide p. 482 nota 2).

[207] Mentre correggo le bozze di stampa leggo un articolo di C. Pearson professore dell’_University College_ e membro della _Royal Society_ di Londra, che prendendo occasione dal libro di Kidd — _Social Evolution_ — combatte il darvinismo sociale e sostiene la tesi, che difendo da quindici anni. Duolmi solo che il Pearson ritenga che delle tre forme di lotta — l’endo sociale, l’intersociale e la lotta contro la natura — il socialismo intende eliminare soltanto la prima (_Sozialismus an darwinismus. Die Neue Zeit_. 5 Marzo e 12 Marzo 1898). La serietà dell’autore e l’importanza dell’articolo m’inducono a ricordare, che i socialisti mirano ad eliminare anche la seconda e che il processo storico come si è visto nei precedenti capitoli ne dimostra già la graduale eliminazione. Tra i socialisti solo una sparuta minoranza, che conta però un nome del valore del Bernstein, desidera la politica coloniale colla scomparsa dalle cosiddette razze inferiori.

[208] Belle considerazioni, che lumeggiano il valore del Diritto, della morale in rapporto alla lotta ed alla evoluzione, ha il De Dominicis nella _Teoria dell’evoluzione_. Parte 2a, cap. X. _Sociogenesi_. Un darviniano pieno di ingegno si è manifestato il Cimbali, che vuole ridurre sempre più giuridica la lotta (_Pel diritto del più forte_. Berna F.lli Bocca 1894; _Lotta di classe e civiltà_. Milano 1895).

A proposito del primo libro avvenne una inversione di parti in una polemica interessante tra il Cimbali, lo Zerboglio e il Turati. Il Cimbali fu accusato dal secondo di essere un adoratore del successo; ma quando l’accusato si difese alla sua volta si fece accusatore dimostrando che gli adoratori del successo dovevano cercarsi negli interpreti monosillabici del materialismo storico, che negano il diritto e si inchinano alla forza.

[209] Kropotkine nella _Conquête du pian_ e in molti altri opuscoli ha ragione nella sua critica alla teoria del valore di Marx quando mette in evidenza la parte sociale, anonima per così dire, nella produzione.

[210] _Die soziale Frage, eine sittliche Frage_. 1891.

[211] _Op. cit._ p. 223 e seg. Anche il Chiappelli ricorda il Minghetti tra i benemeriti per avere ricondotto l’elemento morale nella quistione economica. Ebbi un rabbuffo sgarbato da alcuni socialisti intransigenti italiani quando nel 1893 nella _Grande Revue de Paris_ commisi l’identico grave peccato. Eccellenti sono l’articolo del Giziky sulla _quistione morale e il socialismo_ già citato e il capitolo del Chiappelli: _L’idea morale nel socialismo_, cui ho attinto largamente.

[212] Marshall: _Principles of Economics_ p. 2 e 96; Makenzie: _The relations between Ethics and Economics_. Citati da Chiappelli p. 238 a 239.

[213] _La Sociologia Criminale_ in due volumi; _La delinquenza della Sicilia e le sue cause; L’alcoolismo: sue cause e sue conseguenze morali; Oscillations thermometriques et delits contre les personnes; Per la razza maledetta_ ecc. ecc.

[214] Non avrei creduto che in questa seconda edizione, a quattordici anni di distanza, sarebbe stato necessario insistere, come nella prima, sul pessimismo come arma di combattimento contro il socialismo. Ma vedo ripetuti i sofismi enunziati e rivestiti di forma scientifica dal Leroy-Beaulieu nel suo _Essai sur la répartition des richesses_ (capitolo del _Sisyphisme et du pauperisme_) e ritorno sulla polemica. Mi servirò spesso del libro del Chiappelli, che senza conoscere ciò che scrissi nel 1884 in fondo è di accordo con me nella confuta dei seguaci di Schopenhauer.

[215] Di William Morris s’è tradotta in italiano: _Terra promessa_ (Milano. Max Kantorowicz). Il pensiero che campeggia nel romanzo è svolto esplicitamente in: _The Socialist Ideal in Art_ (_New Review_. Gennaio 1891). Henry S. Salt ha sostenuto l’alleanza della letteratura col socialismo in: _Socialism and literature_ (_Forecasts_ etc.) Vedi pure: _Preoccupations intellectuelles, esthetiques et morales du parti socialiste Belge_ di Iules Destrée (Parigi 1897) e _La Socialisation de l’Art_ di E. Picard. (Bruxelles. E. Lanier).

[216] Anche l’altro pessimista che si nascose sotto lo pseudonimo di _Mainlander_ e che si suicidò, sostenne la necessità di trasformazioni in senso socialista.

[217] Sono stato tra i primi in Italia a sostenere che ogni aumento di benessere tra le classi lavoratrici è valido propulsore par chiedere ulteriori miglioramenti e non causa di egoistica soddisfazione immobilizzatrice (_Sociologia Criminale_. Vol. 2.o p. 469 a 470).

[218] Questo riconoscimento della fase critica è esplicito negli studi del Mazzucchi per la parte cattolica. (_La concezione materialistica della storia e l’idea del diritto_. Nella _Rivista int. di scienze sociali_. Marzo 1898).

[219] La distribuzione geografica dei moti sociali del 1898 in Italia conferma rigorosamente tale modo di vedere. Coloro che compresero i tumulti della Paglia determinati dalla miseria e non si seppero spiegare quelli di Milano dove si godeva di un relativo benessere fanno mostra di una supina ignoranza sui rapporti tra economia e psicologia.

[220] Queste condizioni indicano forse nel selvaggio una _maggiore felicità psicologica_?

[221] _I tempi preistorici_. Trad. italiana dell’Unione tip. edit. di Torino, p. 424. Il Lubbock da recente ha pubblicato due altri volumi sulla felicità umana; ma non hanno alcun valore scientifico. Non sono, principalmente, che una raccolta di sentenze, di motti popolari, di giudizi, che affermano la credenza nella felicità.

[222] È bene ricordare che non tutti gli economisti ricorrono all’_infelicità psicologica_ dei poveri ricchi per giustificare l’_infelicità fisica_ delle classi lavoratrici, del proletariato. Il Gide, tra i più noti, ha protestato energicamente contro il Leroy-Beaulieu, che nel citato _Essai sur la répartition des richesses_ asserì che si bilanciassero le due infelicità. Giustamente ha ricordato che nei poveri sulla _infelicità fisica_, — sinistramente documentata dalla mortalità quattro volte maggiore che nei ricchi: è del 10 per 1000 nel ricco quartiere dell’Eliseo è del 45 per 1000 nel poverissimo quartiere di Montparnasse — s’innesta l’_infelicità psicologica_. Il valoroso professore di Montpellier segnalò, come aveva fatto io nella 1a edizione, le conseguenze morali dell’ineguaglianza delle ricchezze. (_Principes d’Economie politique Sixième Edition_. Paris. Larose et Forcel. 1898, p. 399 e 400).

[223] Un vero inno al lavoro in vari suoi scritti ha sollevato il Nitti; ed arriva quasi all’idillio, il Chiappelli (_Op. cit._ p. 255 e 257).

[224] Nella sostanza ho avuto poco da aggiungere a quanto avevo scritto contro i pessimisti... interessati, nel 1884, perchè nessuno confutò le mie obbiezioni. Gli stessi miei argomenti espose colla sua abituale calorosa eloquenza Iean Iaurès nel suo discorso del 19 Giugno 1897 (_Socialisme et Paysans_. Paris 1897 p. 15 a 17.)

[225] C’è una buona traduzione italiana pubblicata da Remo Sandron. (Palermo 1897). Il Novicow ridusse a poche pagine le sue vedute in un articolo per la _Rivista popolare: Il sensorio sociale_ (anno 2o N. 21).

[226] _La evoluzione psicologica ai nostri tempi_. Nell’_Archivio di psichiatria_ del Lombroso. Vol. V, Fasc. IV, pag. 496. I più _capaci_ di Cimbali sono i _migliori_ nel buon senso della parola. (_Pel diritto del più forte_. Torino, L. Roux 1894, p. 16, 26, 27, 59 e 60).

[227] _Rivista di Filosofia Scientifica_. Settembre 1886 p. 571.

[228] Queste ed altre considerazioni vengono svolte con l’abituale eloquenza dal Loria (_La proprietà fondiaria_ ecc.) Con lui non posso convenire quando afferma: «che la massa di ricchezza producentesi non va a profitto degli operai e nemmeno _dei capitalisti_ introduttori dei metodi perfezionati, ma _si cristallizza nella rendita dei proprietari_; che il risultato ultimo dell’avanzarsi della Società è la _povertà stazionaria_ degli operai e la crescente ricchezza dei proprietari del suolo; che i proprietari rappresentano la natura avara dei suoi tesori e pigra soccorritrice all’opera intelligente dell’uomo; nè combattono per virtù propria, ma giovansi di quella forza bruta cui trovansi aggregati.» (pag. 160). Qui è evidente l’esagerazione e la preoccupazione sistematica. Non è esatto — e fu dimostrato anche dai collettivisti rigidi — che la _povertà sia stazionaria_; e per la dimostrazione rimando al cap. VI. Ed è vera esagerazione, che si spiega con la importanza esclusiva attribuita al possesso della terra, che i _capitalisti_ alla pari degli operai rimangono spogliati della ricchezza da loro prodotta. E l’immenso sviluppo della proprietà mobiliare? La sua teoria sarebbe inattaccabile se venisse dimostrato che la rendita della terra fosse in continuo aumento. La crisi agraria intanto è generale e non pare un fenomeno transitorio. Su questo argomento si riscontri l’articolo di Masè-Dari: _La rendita e la proprietà del suolo nella crisi agraria attuale_ (_Riforma Sociale_ 15 Febbraio e 15 marzo 1898).

[229] Loria: _op. cit._ p. 159 a 167, 190 e 191; Sydney Ball: _Die Konkurrenz und die Bevolkerung frage_ (nella pubblicazione di Sydney Webb: _Der Sozialismus in England_ Göttingen 1898 p. 198). Ad onore del vero devo ricordare che un economista liberalista che combatte sistematicamente i socialisti, il Rouxel, sin dal 1883 mettendo in canzonatura i darvino-sociologi osservava che se la vita è davvero una lotta nella quale i deboli soccombono fatalmente, questi da gran tempo avrebbero dovuto scomparire dalla superficie del globo e da un altro lato i sopravviventi dovrebbero essere più forti dei loro padri. (_Journal des Economistes_ Marzo 1885 p. 489 e 490). Lo stesso Rouxel, più tardi, si è mostrato sostenitore di un liberismo di buona lega mostrando che c’è un capitalismo che non è il prodotto del merito degli individui e delle classi, che lo detengono, ma del protezionismo, che opera una vera _polarizzazione sociale_ accumulando ad un polo la ricchezza ad un altro la miseria. (_La genèse du capitalisme. Iour. des Econ._ 15 aprile 1898). È chiaro che riesce così alla conclusione dei socialisti; ma meno logicamente, perchè attribuisce ad un solo fattore, il protezionismo, ciò ch’è l’effetto di tutta l’organizzazione sociale. M. Angelo Vaccaro ha riportato numerosi esempi per dimostrare che la vittoria non è sempre dei migliori o dei più forti (_La lotta per l’esistenza_ p. 42 a 46 e 122 a 127).

[230] Il Loria in questo Libro ha esagerato il principio e le applicazioni del materialismo storico; ma vi resta sempre un grande fondo di verità.

[231] Nel _Giornale degli economisti_ (aprile 1898) il sig. F. Papafava esaminando la parte VIII dei _Principii di sociologia_ di Spencer (_Industrial institutions_, Williams and Norgate. London 1897) esce in queste argute osservazioni, che credo opportuno di riprodurre integralmente:

«Quando ho sentito, la prima volta, la teoria della selezione e della lotta per l’esistenza fui preso da grande terrore. «Come me la caverò, pensavo. Se uno dei tanti facchini che incontro per la strada volesse davvero fare a pugni per vedere chi di noi due resta selezionato?»

«Più tardi compresi che si trattava più che altro di lotta intellettuale e morale. Mi consolai, e cominciavo anche a montare in superbia. «Io, dicevo, sono un signore, sono un _selezionato_, dunque vuol dire che ho un gran bel cuore e una gran bella intelligenza». Ma il conto non tornava. Vedevo gente povera molto più intelligente e più buona di me, gente più ciuca, più birba e molto più ricca di me. Allora ricorsi per lumi superiori a un darvinista-spenceriano-economista. Questi mi guardò compassionevolmente e poi così parlò:

«Tu sei miope, hai delle idee piccine e ragioni come una donna. Non si possono vedere gli effetti della lotta per l’esistenza, nè la prova concreta della selezione in ogni particolare individuo. L’individuo è niente, l’individuo è un atomo, e la sua vita un istante. Bisogna considerare grandi epoche, come fanno i geologi, e grandi masse di uomini, e allora si vede che a lungo andare, le razze e le nazioni dotate di certe qualità tendono a moltiplicarsi a scapito d’altre razze e d’altre nazioni, presentanti caratteri differenti, le quali, così, tendono a sparire. Inoltre tu confondi selezione con intelligenza e moralità. È un errore. _Selezione dei migliori_, nel senso darwiniano, non _significa che selezione dei più adatti alla vita sociale in una data epoca storica_. Cosichè i selezionati in una società di cannibali non sono i selezionati nell’impero romano, nè questi i selezionati nella civiltà nostra, nè i selezionati d’oggi sono davvero i migliori nel senso morale (non darviniano) della parola. Il selezionato d’oggi non è ancora il galantuomo _vero_, ma il furbo. L’uomo moralmente superiore è un uomo che anticipa il suo tempo, è un pesce fuor d’acqua. Prepara i materiali per la società futura ma intanto non è che parzialmente adatto alla presente. Quindi è inevitabile che soffra».

[232] Il Cimbali che ammette e desidera il trionfo dei più forti — nel senso buono — non esita a riconoscere la necessità della rivoluzione per vedere assiso lo Stato sulla base della giustizia, che sola può assicurare a tutti ciò che a ciascuno è dovuto (_La morale ed il diritto nell’esigenza teorica e nella realtà pratica_. Roma. Fratelli Bocca. 1898).

[233] Anche il Lapouge scrive pagine tetre in previsione del lontanissimo esaurimento delle forze cosmiche. (_Sélections sociales_ p. 446 e seg.)

[234] Dr. Leon Winiarski: _L’Anthropo-sociologie_ (_Devenir Social_, Marzo 1898). Per vedere a quali stranezze possa condurre l’_antropo-sociologia_ bisogna leggere l’articolo di Lapouge nella _Rivista italiana di Sociologia_ (Roma 1897). Ivi vuole mettere d’accordo la brachicefalia e la dolicocefalia colle imposte, colla ricchezza ec. in Italia. Asserisce che in Sicilia c’è stata una _invasione_ di _Piemontesi_!...... E con tutte queste _invasioni_ i conti non tornano! Combattei le strane esagerazioni del Lapouge per la prima volta enunciate nella _Revue d’Anthropologie_ nel 2o vol. della mia _Sociologia criminale_ (Cap. V). Ivi esaminai pure se oggi cogli incrociamenti che durano da migliaia di secoli si possa parlare di _razze pure_. Gran parte delle mie vedute hanno trovato conferma nelle due ultime bellissime opere di Sergi: _Africa_ e _Arii e Italici_ (Frat. Bocca Torino 1897-98). In questa quistione della purezza della razza c’è un lato davvero umoristico. Il Lapouge, infatti, afferma che la sterilità francese deriva dall’incrociamento dalle due razze: i francesi insomma, sarebbero infecondi perchè ibridi.... perchè muli. Ora i francesi al Canadà e in Algeria sono assai più fecondi che in patria. Non solo: la minore fecondità, la infecondità crescente — di sterilità assoluta, quale dovrebbe riscontrarsi tra muli non è a parlare — è la caratteristica di tutti i popoli la cui coltura e il cui benessere ha raggiunto un alto livello, di tutte le famiglie aristocratiche più _pure_... così il progresso dal punto di vista demografico francese, sarebbe un male e la stessa _purezza_ della razza affretterebbe, meglio che l’incrociamento, la sterilità e la successiva scomparsa della razza stessa. Oh! i romanzi... antropologici!

Incidentalmente hanno oppugnato l’antropo-sociologia il Novicow e il Sergi in due articoli della _Rivista popolare_ (_L’aberrazione della razza_ nel N. 18. _A proposito di antroposociologia_ nel N. 19). Larga e serena è la critica che ne fa il Winiarski nel citato articolo del _Devenir social_. Il Lapouge raccolse i suoi precedenti studi nelle _Sélections sociales_; l’Ammon nel: _Die natürliche Auslese beim Menschen_ Iena 1893. A giudicarne dalla prefazione al libro di Mondaini sui Negri e da un articolo di rivista pare che accetti l’antroposociologia il Morselli.

[235] Enrico Ferri per non rinnegare interamente ciò che aveva scritto in _Socialismo e criminalità_, che determinò la pubblicazione del mio _Socialismo_ (1a Edizione del 1884) in _Socialismo e scienza positiva_ volle conciliare Marx, Darwin e Spencer. Quando i fatti assestano colpi inesorabili alla conciliazione allora egli ricorre ad una logica novissima, di cui se dessero un saggio i suoi avversari, sarebbero da lui fulminati colla sua ordinaria veemente eloquenza. Così egli dopo aver affermato — e i fatti innumerevoli ve lo costringevano — che nelle società umane non trionfano i _migliori_ soggiunge: «La prima impressione, determinata dalla constatazione di questi fatti, conduce a negare che le legge darviniana della selezione naturale abbia qualsiasi valore ed applicabilità nel mondo umano. Ma io sostenni e sostengo invece non solo che queste selezioni sociali a rovescio non contraddicono alla legge darviniana, ma che esse poi costituiscono un argomento in favore del socialismo.» (p. 54) È evidente la seconda parte della conclusione; in quanto alla prima è del tutto campata in aria e tutto l’ingegno dialettico del Ferri non riesce a giustificarla anche sostituendo ai _migliori_ i più _adatti_.

[236] Il Lapouge è assai convincente nel dimostrare l’azione regressiva delle selezioni sociali in tutto il libro consacrato alle medesime — specialmente a p. 443 e seg. dove riassume. L’Asturaro riconosce che la società capitalistica per mezzo della ricchezza conserva i degenerati, mentre la natura fa scomparire molti elementi sani. (_La scienza del diritto e i suoi problemi metodologici_. Nella _Rivista sc. del diritto_, Ottobre-Dicembre 1897 p. 646 e 647). Il duca d’Argyll recentemente ha sostenuto che l’aristocrazia deve reggersi perchè è la trasmissione delle buone qualità ereditarie; ma Roberto Murrison gli rispose che il mantenimento del privilegio sociale per l’appunto distrusse il lavoro della selezione naturale (_Westminster Rewiew_ Aprile 1898). Questa teoria del trionfo dei forti viene ora discussa ed applicata nel campo dell’arte e Georges Clemenceau vi ha consacrato un romanzo (_Les plus forts_) nel quale vengono flagellati i vincitori attuali, il cui trionfo è frutto della miseria degli umili, dei lavoratori, dello schiacciamento dei sentimentali e che rende l’ipocrisia regina del mondo e il denaro sovrano delle coscienze.

[237] Il Ribot nell’opera citata e il Jacoby in: _Etudes sur la selection dans ses rapports avec l’hérédité chez l’homme_ (Paris 1881) riportano il maggiore numero dei fatti qui riportati sulla degenerazione delle aristocrazie; la quale come fatto innegabile viene ammessa da Gustavo Le Bon (_Applications de la Psychologie à la classification des races_ nella _Revue philosophique_ Decembre 1888). Per cortese sua comunicazione so che l’illustre Prof. Borselli ha raccolto un copioso materiale scientifico per dimostrare la degenerazione delle aristocrazie. Egli coraggiosamente inneggiò al matrimonio dell’attuale Principe ereditario del regno d’Italia colla principessa Elena del Montenegro nella speranza che questa portasse una corrente di sangue fresco nella vecchia dinastia Sabauda (_Rivista popolare_. Anno 2o N. 9).

[238] Mi pare superfluo aggiungere notizie sulla degenerazione della dinastia di Baviera, che ci ha fatto assistere alle manifestazioni più clamorose e più tragiche della follia. Sta per estinguersi; nè presenta migliori condizioni di durata la dinastia che regge l’Impero Austro-Ungarico.

[239] Henry Tarot nelle _Petite république_ dette notizie edificanti sui rampolli delle famiglie aristocratiche oggi viventi in Parigi. Il conte De Castellane si fa prestare una somma da una commediante mezzana per sedurre una figlia di Gould, dopo essersi ridotto all’abbiezione nelle case di giuoco. Il principe di Sagan, il re della moda, si esibiva per qualche marengo nei _restaurants_ e nei caffè per metterli in voga. Il conte Elia de Tayllerand-Perigord, audace baro, organizzò gli scrocchi contro Max Lebaudy. Il conte Boson mancò di ogni riguardo al padre moribondo per economizzare un centinaio di migliaia di lire. Dell’aristocrazia inglese si sa che figura in quasi tutti gli scandalosi processi per reati contro i costumi. È celebre la campagna contro il malcostume dell’aristocrazia inglese fatta dallo Stead nella _Pall Mall Gazette_. Il principe di Galles non vi fece una bella figura. Paolo Valera nella _Rivista popolare_ ha illustrato la degenerazione della dinastia inglese.

[240] Uno scrittore inglese di molto valore non ha esitato a rilevare che l’Inghilterra ricava circa 20 milioni di sterline all’anno dalle _doti_ che le regine d’America hanno portato agli spiantati aristocratici inglesi (Medley: _The German Bogey_). Per maggiori dettagli sulle _doti_ americane si legga in _Rivista popolare_ (N. 18 anno 3o) l’articolo di E. Claris sui _matrimoni aristocratici_.

[241] I lavoratori sono i _vinti_ nel senso economico-sociale; ma sarebbero i _vincitori_ nel senso darviniano, perchè, come classe, sopravvivono e si riproducono prodigiosamente.

[242] Il Pagliani sin dal 1879 dimostrò l’influenza perniciosa che il lavoro prolungato o precoce e la deficiente alimentazione esercitano sullo sviluppo del corpo umano. Nello scritto pregevole del capitano medico Dr. R. Livi: _Dello sviluppo del corpo in rapporto colla professione e colla condizione sociale_ (Roma E. Voghera 1897) se ne hanno altre prove.

[243] _Origine dell’uomo_, p. 126 della traduzione italiana. Unione tipografico editrice torinese. Non ho visto sinora rilevata da altri l’importanza di questo passo del grande naturalista. L’azione dell’eredità — quale istituzione sociale — contro la selezione, era troppo potente, perchè fosse sfuggita ad una mente serena e non preoccupata da interessi politico-sociali, come era quella di Darwin. Contro l’_eredità_ piacemi qui riportare le belle considerazioni del Bovio fatte nel nome del suo prediletto principio di causalità: «L’individuo umano deve alla comunanza, lui vivente, una porzione del suo prodotto; e _dopo morto lo deve intero_. Il che torna a dire, che il così detto diritto di successione non è riconosciuto dal principio di causalità. Nè in altro modo può star la cosa: se tra l’uomo e la cosa il solo legame etico è quello della causalità, mancato questo legame non c’è fondamento giuridico di proprietà. La successione è il diritto dei beati ozi, l’etica dell’adipe. Domandano se, negata la successione, io neghi il fondamento della famiglia. Rispondo che no, perchè il padre lavorante educa i figli al lavoro, e _trasmette in essi l’energia della causa, non gli effetti senza causa_; nè si può pensare che il fondamento giuridico della famiglia sia la successione la quale è privilegio di _pochi_. Però il diritto di successione e di lavoro essendo avversi, movonsi nella storia in ragione inversa, come il diritto civile e il codice penale, la religione e la scienza, la guerra e il dritto delle genti. Perciò vediamo più salire nella storia la ragione del lavoro e più attenuarsi e discendere quella della successione. Gli abbienti se ne accorano; ma la storia che mira a tradurre l’etica in legislazione positiva; sposta inesorabili molti interessi e non ode lamenti.» (_Scienza del Dritto_, p. 268, 269). Invocare poi la proprietà perchè base della famiglia, aggiungono i socialisti, è dare ragione a coloro che vogliono trasformare la società. Se è necessaria questa base alla famiglia come la negherete al 90% delle famiglie che non hanno alcuna proprietà?

[244] E. Loncao ha dimostrato che colla cacciata degli Ebrei dalla Sicilia, cominciò la depressione economica e lo squallore dei campi. I porti che prima brulicavano di mercanti, restarono privi di ogni soffio di vita commerciale. (_L’Antisemitismo in Sicilia_. Nel _Pensiero italiano_. Marzo 1898).

[245] Nella _Revue d’Anthropologie_ Janvier 1889.

[246] L’azione diversa della guerra secondo il diverso grado di evoluzione sociale è stata testè sostenuta con maggiore amplificazione dal De Molinari (_Grandeur et décadence de la guerre_. Paris. 1898, Guillaumin et C.ie).

[247] Gli _eugenici_ pel Lapouge sono i migliori, selezionati nella razza superiore — bionda, alta e dolicocefala — e non imbastarditi da incrociamenti.

[248] Pietro Ellero, l’illustre magistrato italiano, della borghesia in genere ha fatto una descrizione ancora più pessimista di quella del Lapouge. (_La tirannide borghese_. Bologna Zanichelli 1879).

[249] Ioly, _Psychologie des grands hommes_. L’illustre Gabriele Rosa nella _Storia naturale della civiltà_ ed in altri scritti sostenne, prima del Ioly, e in un senso più generale, una analoga teoria. Tale è quella degli _avvicendamenti_, che è la base della sua filosofia della sua storia: teoria presa dalla agricoltura, e che mostra come nell’onorando scrittore bresciano lo _storico_ e l’_agricoltore_ si dieno sapientemente la mano.

[250] Il Bonvecchiato spiega la degenerazione delle aristocrazie: 1o colle false selezioni; 2o colle selezioni rapide ed eccessive dovute all’esercizio violento delle facoltà più difficili e più costose. (_Articolo citato_).

[251] Ib. p. 175.

[252] Ib. p. 85. Il Loria stigmatizza fieramente questa sostituzione del criterio economico nei matrimoni all’attrazione naturale che farebbe unire tra loro gl’individui più belli e più vigorosi. Cita le parole che Shakespeare fa pronunziare al figlio naturale contro il figlio legittimo: «Io sento nelle mie vene scorrere il bollente fiume della giovinezza; io vigoroso rampollo nacqui dall’accoppiamento di due esseri belli, giovani ardenti, che avvinse l’amore; tu fragile creatura, senza vigoria, senza vita, nascesti da due esseri che avvinse il contratto, e il cui contatto non riscaldò vampa di amore.» _La proprietà fondiaria_ ec. p. 161 e 162. Questo serve a spiegare la superiorità dei bastardi.

[253] _Degeneration. A chapter in darwinism._ Londra 1880. Citato da Beccardo _La Sociologia_ etc. p. LXXX. Sul parassitismo sociale si riscontri pure: _La lotta per la esistenza_ ec., _Sulla vita degli animali in relazione alla lotta per la esistenza_ di M. Angelo Vaccaro; _Parasitisme organique et parasitisme social_ di Massart e Vandervelde nel _Bulletin scientifique de la France et de la Belgique_. Se non erro di quest’ultimo lavoro ce n’è una traduzione italiana fatta a cura della _Critica sociale_ di Milano.

[254] «Quando gli organismi, che prima vivevano liberamente, si abituano alla vita di parassiti, essi degenerano.» _Naturliche Schöpfungsgeschichte_, p. 254.

[255] Bovio, _Scienza del Dritto_. Ribot, ib. p. 359 a 367.

[256] Sui rapporti tra _educazione_ ed _eredità_ scrisse belle pagine il Guyau (_Hérédité et Education_. Paris. Alcan).

[257] L’aristocrazia del denaro non si difende. La sua origine quando non è dovuta al _caso_, o all’opera della collettività, ha origini delittuose. Quale possa essere la sua azione sociale, più che dagli scrittori socialisti, ad evitare sospetti di parzialità, lo si apprenda da Schäffle (_Vita e struttura_ ec. Vol. V. _Biblioteca Econ._ Serie 3a p. 34, 645, 661, 747 e altrove). Ma quale possa essere la azione della cosidetta aristocrazia dell’intelligenza — prodotto necessario di quella del denaro e del sangue — lo si vegga da questo brano, che si trova nei _Gaspillages_ etc. del Novicow: «Negli Stati Moderni, anche i più civili, la funzione politica non si è ancora differenziata dalla funzione economica, salvo forse in Inghilterra in grazia dei lords. Questi non hanno bisogno dei profitti diretti del governo. Sono generalmente ricchi e le loro fortune sono inalienabili. Questa differenziazione è una inestimabile fortuna per l’Inghilterra. _I lordi potrebbero rendere i servizi più preziosi alla loro patria._ DISGRAZIATAMENTE ESSI HANNO LO SPIRITO COSÌ STRETTO E COSÌ CONSERVATORE CHE IL POPOLO INGLESE TROVANDO IN ESSI UN OSTACOLO AL PROGRESSO ASPIRA A DISTRUGGERE LE LORO PREROGATIVE.» (p. 224). Questa la conclusione sintetica sull’aristocrazia inglese, la più decantata tra tutte. Viene da chi dell’aristocrazia, come si sa, ha esaltato i benefizi. Ma l’aristocrazia, l’_élite_ intellettuale del Novicow è di là da venire.... Forse non è diversa da quella preconizzata dai socialisti. Lo vedremo nel paragrafo seguente. L’ottimismo del Novicow sull’_élite_ è parso anche esagerato all’_egoarca_ Morasso, che alla sua volta ha esagerato il _superomismo_!

[258] Qualcuno, tra i socialisti italiani specialmente, troverà strano che io mi sia intrattenuto di democrazia in un libro consacrato al socialismo. Trattando della decadenza dell’aristocrazia mi parve che non si potesse fare a meno di riferirsi all’avanzarsi del termine antinomico. Democrazia e aristocrazia mi pare che siano due liquidi diversi in vasi comunicanti: la pressione che un colpo di tromba esercita su di uno fa innalzare necessariamente l’altro. Lasciando a qualche socialista italiano il sovrano disprezzo per la democrazia rilevo che non a caso i socialisti tedeschi si denominano partito della _democrazia sociale_. Altri obbietterà che tra democrazia e socialismo ci sia incompatibilità riferendosi al giudizio dell’illustre storico della democrazia americano. Il De Tocqueville nel Parlamento francese nel 1849 disse: «La democrazia estende la sfera della indipendenza individuale, il socialismo la restringe. La democrazia dà ad ogni individuo il maggior valore possibile il socialismo fa di ogni uomo una cifra, un agente, uno strumento. Democrazia e socialismo coincidono nella sola parola uguaglianza; ma mantengono la differenza nel senso. La democrazia aspira all’uguaglianza nella libertà; il socialismo vuole l’uguaglianza nella violenza e nella servitù.» Come si vede i Guyot, i Garofalo, i Richter che hanno annunziato la morte della libertà coll’avvento del socialismo non sono originali! Mi riserbo ad altra occasione di trattare di proposito questa quistione, alla quale accennai sin dal 1878 (_La questione sociale e la libertà_) dimostrando che coi regimi democratici la evoluzione è più lenta e più sicura non contrassegnata da episodi dolorosi. Come intendono l’eguaglianza i socialisti si vedrà nel paragrafo seguente. Qui mi piace ricordare che il De Laveleye vide più nettamente affermando che l’uguaglianza politica — base della democrazia — prepara l’uguaglianza economica e che anzi la prima non dura se per lungo tempo rimane scompagnata dalla seconda (_Le socialisme contemporaine_. 3a Edizione. Parigi). John Rae senza essere socialista sta col De Laveley, sul rapporto tra diffusione del benessere e democrazia (_Il socialismo contemporaneo_. Lemonnier, 1889, p. 24, 25, 27 e 113). In principio, però, constata che la tendenza naturale della democrazia non è verso il socialismo e si fonda sul fatto che il socialismo non si estende in Inghilterra, in Svizzera e negli Stati Uniti. Ora muterebbe avviso.

[259] Questo processo adequatore avrebbe una smentita se fosse vera l’ipotesi ardita del Pareto che sotto tutti i regimi riscontrò una uguale ripartizione dei redditi. (_Cours_ etc. Vol. 2o _La courbe des revenus_ p. 289 e seg.) L’ipotesi del geniale economista non è dimostrata e non ne è convinto nemmeno il Pantaleoni. Ciò che lo stesso Pareto afferma a p. 326 e altrove sulla costante diminuizione del pauperismo in Inghilterra mi sembra che contraddica fondamentalmente la sua ipotesi.

[260] _Aperçu sur le socialisme scientifique_. Prefazione alla riduzione del _Capitale_ di Marx p. 31 e 32. A quindici anni di distanza uno scrittore di un temperamento diverso ripete la stessa cosa. «Ciò che il socialismo domanda non è la uniformità delle condizioni; esso ammette ineguaglianze naturali, cerebrali e muscolari, ed è anche cosa scientifica il negare l’eterogeneità come una condizione di progresso. Ciò che il socialismo domanda è l’uguaglianza nell’uso dei mezzi di sviluppo, coll’uguale diritto allo sviluppo della attività.» (Kauffmann. _Socialism and modern Thought_. Londra 1895. Citato da Chiappelli p. 78 in nota) Malon e cento altri scrittori ripetono le stesse cose e le stesse osservazioni. Dissento parzialmente dal Deville sulla permanenza delle disuguaglianze naturali quando saranno scomparse le ineguaglianze sociali. L’uguaglianza fu intesa come da Deville anche dal Podolinsky molti anni or sono (_Revue socialiste_. 1a serie N. 8) e dall’Engels (_Duhring’s Umwaltzung der Wissenschaft_). Il Grant Allen insiste sulla realtà delle ineguaglianze naturali e si prova a dimostrare che solo il socialismo può trarne il dovuto profitto (_Natural Inequality_. In _Forecasts_ ecc.).

[261] Lange: _op. cit._ p. 75. Antonio Labriola, il marxista più illustre tra i popoli latini com’è stato riconosciuto dal Sorel anche nella fase del _comunismo critico_, quando, eliminati la _rendita_, il _profitto_ e l’_interesse_, cesserà la necessità dello Stato quale organo destinato a mantenere coattivamente l’equilibrio tra le classi in contrasto, riconosce che rimarranno la ineguaglianze _naturali_ del sesso, dell’età, del temperamento, della capacità e vi sarà il _governo tecnico e pedagogico dell’intelligenza_ che sarà l’unico ordine della società. (_Del Materialismo storico. Dilucidazione preliminare._ Roma, E. Loescher 1896, p. 98 e 99) Pare a me che il _governo tecnico e pedagogico della intelligenza_ faccia ricomparire lo Stato sotto forma attenuata; e pare al Ferraris che tale governo debba condurre a disuguaglianze economiche (_Il materialismo storico e lo Stato_. Palermo. R. Sandron 1897 p. 203). Sono meritevoli di attenzione queste considerazioni dell’americano Lester F. Ward, l’illustre autore della _Dynamic Sociology_:

«La famosa dichiarazione di Sir William Harcourt che «oggi siamo tutti socialisti» ha bisogno di un emendamento. Non siamo _socialisti_, ma _sociocratici_.

«Questa generale arte sociale, il controllo scientifico delle forze sociali esercitato dal pensiero collettivo della società pel suo vantaggio, in stretta omologia con le arti pratiche del mondo industriale, è ciò che io ho chiamato col nome di _Sociocrazia_. Essa è stata talvolta confusa col _Socialismo_ ed io non posso forse meglio concludere questa serie di articoli che coll’indicare brevemente, secondo io comprendo il socialismo, fino a qual punto esso differisce dalla prima ed anche dal prevalente regime di concorrenza o individualismo. Ciò può essere fatto soltanto, al punto in cui siamo, mediante poche proposizioni antitetiche, lo svolgimento delle quali è pel momento rimandato.

«1. L’individualismo ha creato disuguaglianze artificiali.

«2. Il Socialismo cerca di creare uguaglianze artificiali.

«3. La Sociocrazia riconosce le disuguaglianze naturali e mira ad abolire le disuguaglianze artificiali.

«4. L’individualismo conferisce beneficii a coloro soltanto i quali hanno l’abilità di ottenerli, per forza superiore, astuzia, intelligenza o accidenti di posizione.

«5. Il Socialismo vorrebbe conferire gli stessi beneficii a tutti ugualmente e mira ad assicurare la uguaglianza del godimento di essi.

«6. La Sociocrazia vorrebbe conferire gli stessi beneficii in stretta proporzione col merito, ma insiste sull’_uguaglianza della occasione_ come il solo mezzo che possa determinare il grado di merito.

«Così un ciclo si compie. La Sociocrazia è il ritorno alla natura dalla quale la società si era allontanata.»(_American Journal of Sociology_ 1897)

[262] Haycraft: _Darwinism and Race progress_, London. Sonnenschein. 1894. Lapouge: _L’Anthropologie et la Science politique_ (Nella _Revue d’Anthropologie_, Gennaio 1887).

[263] Queste osservazioni del Turati rimontano al 1883.

[264] In China si conservano ancora alcuni costumi che ricordano quelli degli Spartani. Holcombe in _The Real Chinaman_ narra che i genitori quando sono riusciti inutili le cure pei fanciulli malatticci, li spogliano e li espongono all’aria. Se per caso i fanciulli resistono a questa terapeutica allora i genitori li riconoscono come loro figli. Se muoiono vengono considerati come spiriti maligni che cercano introdursi nella loro casa.

[265] _Dégénérescence et criminalité_. Paris. Alcan. 1888 p. 108. Nel 1o volume della mia _Sociologia Criminale_ vi sono molti esempi di grandi uomini, che avevano tutti i caratteri della debolezza o della degenerazione fisica. Giuseppe Mazzini fisicamente era un _debole_; ma quanto tesoro di forza morale e intellettuale non conteneva quel corpo diafano e malaticcio!

[266] G. Bizzozzero: _Il cittadino e l’igiene pubblica_ (_Nuova Antologia_ 16 aprile 1898).

Anche il Prof. Sanarelli ha fatto acconce osservazioni sui danni incalcolabili che fa la morte cieca sopprimendo individui, che avrebbero potuto contribuire colle loro scoperte al progresso dell’umanità. (_Higiene pubblica y questiones sociales_. Montevideo 1896)

[267] Il Marchese di Breadalbane costrusse elegante alloggio pei suoi cani da caccia. (Ledru-Rollin: _Décadence de l’Angleterre_. Vol. 2o p. 41). La zoofilia quando non è accompagnata da cure uguali verso gli uomini, diventa un insulto, una provocazione.

[268] Non è male avvertire che due dei maggiori economisti contemporanei, Leon Say e Leroy-Beaulieu, la _protezione dei deboli_, e dei fanciulli, la riconoscono giusta ed utile. Leone Say, specialmente prendendo la presidenza di una società di protezione dei deboli disse: «Lo Stato deve la sua protezione ai deboli; la deve sopratutto ai fanciulli, agli apprendisti, che sono la grande risorsa della nostra industria nazionale; l’infanzia non è una cassa di risparmio nella quale versiamo dei tesori per l’avvenire?» (_Journal des Economistes_. Marzo 1885, p. 501 e 502). Il Gide, poi, propugna esplicitamente il diritto all’_assistenza_ nel senso del socialismo primitivo.

[269] _Origine dell’uomo_. Trad. Italiana, Unione Tip. Edit. di Torino, p. 126.

[270] _Sociologie_. Parte 3a, cap. 9, vol. 2, p. 351, 358.

[271] Ho lasciate immutate quale si trovano nella 1a Edizione del 1884 gran parte di queste obbiezioni contro Spencer. Il Chiappelli le ha ripetute ed allo Spencer ha ricordato che il capolavoro della evoluzione secondo il filosofo inglese è per lo appunto la _morale_.

[272] Cap. 12. _Passato e avvenire della famiglia_, pagina 400 a 404.

[273] Per la protezione dei deboli, sebbene timidamente, in nome del diritto si dichiara il Cimbali. (_Il diritto del più forte_ p. 201 a 303). Invece la sostiene calorosamente Ludwig Stein. «Il diritto e dovere di _assistenza_ va di conserva col diritto all’_esistenza_, riconosciuto nel prussiano _Landrecht_ e nella proclamazione francese del 1793, ammesso da Locke, Montesquieu e Fichte. Tutti i cittadini hanno diritto ad una sicura esistenza ed alla eliminazione di tutti i mali, di tutti gl’inconvenienti che potessero renderla meno sicura. Ecco il più gran dovere dello Stato. Il diritto all’_assistenza_ non compete solo a coloro che sono fisicamente incapaci al lavoro: compete a tutti i _deboli_ ed economicamente _deboli_. Poichè lo Stato moderno non è più semplicemente un _Rechtsstaat_ — Stato giuridico — ma anche un _Culthurstaat_ — stato educatore —; poichè esso non si occupa più soltanto della vita giuridica, ma anche della vita economica dei suoi associati, non è difficile che si faccia un nuovo passo verso l’assicurazione dell’_esistenza_ pei deboli.» (_Die Soziale Frage_ ec. p. 614 a 616). Per la legislazione sui poveri e per la forma e la evoluzione della beneficenza si riscontrino le opere citate di Florian e Cavaglieri, di Maggetti e di Fulvio Cazzaniga. Quest’ultimo (_L’equità e le sue applicazioni naturali; L’uguaglianza studiata nella storia e nella scienza_) rappresenta bene in Italia le tendenze spenceriane contro la conservazione dei deboli.

[274] Mantegazza: _Un giorno a Madera_; Lino Ferriani: _Il diritto alla famiglia_ (_Nel Pensiero Nuovo_, Aprile 1898). Il Pieraccini in un libro, edito dal Bocca, sulle malattie trasmissibili propugna le stesse idee. Anche il Lapouge propugna la proibizione rigorosa del matrimonio ai deboli.

[275] Mi valgo qui e nelle pagine seguenti dell’ultima parte del libro di Lapouge (_Les selections sociales_) nella quale si occupa del _Selezionismo sistematico_.

[276] L’Haycraft dovrebbe mettersi alla testa della strana setta religiosa dei _peculiar people_ sorta in Inghilterra, che respinge la medicina e crede che sia cosa infernale combattere la volontà di Dio salvando colle droghe coloro che sono destinati a morire. I magistrati inglesi, però, non ostante il loro rispetto per il sommo creatore, hanno condannato due individui, che rifiutarono il soccorso di un medico per il loro figlio malato. (Malagodi: _Corriere dell’Inghilterra. Rivista politica e letteraria_. Maggio 1898).

[277] Ciò risulta dalla corrispondenza tra il segretario della _Land Restoration League_ ed Herbert Spencer. Spencer non voleva consentire che si pubblicassero di fronte i brani della sua _Social statics_ del 1851 e della _Justice_ del 1891. All’ultimo consentì quando non poteva più rifiutarsi senza mettersi sfacciatamente dal lato del torto. La corrispondenza si trova nel N.o 1 dei _Land Restoration Tracts_ (_M.r Herbert Spencer and the Land Restoration League_). I brani delle due opere gli uni accanto agli altri si leggono nel Tract N.o 2 (_M.r Herbert Spencer on the Land Question_. London: Office of the English Land Restoration League. December 1894).

[278] D’Annunzio e Morasso rappresentano la degenerazione del Nietzsche; come l’abbia interpetrato ed esagerato il primo nelle _Vergini delle rocce_ dimostrai nella _Rivista popolare_ (_Nietzsche e D’Annunzio_. Anno Io N. 17 e 18. Si conoscerà il secondo sapendo che non contento di trattare da _sciocchi, petulanti_ e _mascalzoni_ quanti non la pensano come lui, enuncia aforismi di questo genere: «Il dolore non è un merito, ma il peggiore dei demeriti. Il dolore è una colpa, una tabe. La morale e la virtù sono l’estrinsecazione atavica del più brutale egoismo primordiale di tutti gl’inferiori, i vinti, gl’invidiosi, i deboli. Il piacere, la sessualità, l’ozio, l’elevazione, la contemplazione sono gli stati più nobili, più propriamente umani dell’uomo. L’uomo deve pensare a sè e a nessun altro che a sè, e vivere per il suo proprio ed esclusivo piacere. Il lavoro degrada, rende ignobile. L’uomo vero è colui che vive oziando, godendosi ogni piacere, dandosi tutto ai piaceri sessuali. L’uomo vero è il maschio elegante e sagace, cui le donne si offrono... l’_homme à femmes_. Costui solo ha diritto di dominare. Chi soffre, chi lavora, chi produce dev’essere asservito. Gli operai costituiscono la massa animalesca degradata dal lavoro. Il lavoro è una colpa, che non merita clemenza.» (_Uomini e idee del domani_. Bocca. Torino 1898). Questa è l’essenza dell’_egoarchia_. Dica il lettore se ci può essere di fronte agli egoarchi altro dilemma: o manicomio o galera.

Il Morasso non si mostra turpemente pazzo soltanto colla enunciazione di siffatti aforismi, ma anche coll’affermare risolutamente che essi sono _suoi_, esclusivamente _suoi_. Invece basta leggiucchiare le biografie del Nietzsche per comprendere che l’odio contro il cristianesimo, contro la democrazia, contro i lavoratori ecc.; e l’apologia del _super uomo_ sono letteralmente copiati dagli scritti del povero folle di Naumburg. Se le teorie rubacchiate dal Morasso al Nietzsche trovassero molti aderenti la società umana diverrebbe semplicemente un’associazione di feroci briganti. Ci sarebbe solo da sperare che i _morassiani_ prendendo alla lettera i consigli del maestro imiterebbero Origene per impedire la riproduzione della società e cercherebbero nella morte, nell’annullamento dell’esistenza la suprema felicità.

[279] Sarò molto parco nelle citazioni in questo capitolo. Basta ricordare che in quasi tutti i trattati di economia politica, a qualunque scuola vadano ascritti i loro autori, viene discussa calorosamente la quistione delle _leggi naturali_ per tentarsene la dimostrazione, per negarsene l’esistenza o per racchiuderla entro certi limiti.

[280] Tutto ciò, che dice il Pareto per escludere l’_elemento morale_ dallo studio dell’economia considerata come scienza esclusiva dell’ofelimità e dell’utilità (_Cours_ ec. Vol. 1o p. 14) starebbe bene qualora l’economia avesse alcuni dati o elementi o leggi sicure come li hanno la chimica, la fisica, la meccanica ecc. Questo esclusivismo non può fondarsi sulla esistenza dell’egoismo; poichè se l’egoismo è un movente reale e principale non si potrà negare l’esistenza dell’altruismo. I due splendidi volumi consacrati al _corso di economia politica_ mostrano del resto, che il Pareto di continuo deve lasciare l’astrazione per occuparsi dell’uomo concreto.

[281] _Essais et Études_. Troisieme serie. Paris. Alcan. 1897, p. 2. Nel primo di questi _saggi_ dedicato alle _leggi naturali dell’economia politica_, l’illustre socialista di Stato polemizzando cogli ortodossi, dimostra la necessità dello scopo morale dell’economia come scienza non solo di ciò che è, ma anche di ciò che deve essere. Mette dalla sua anche il De Molinari. Certo è che la schiera degli economisti che pur ammettendo le cosidette _leggi naturali_ consentono nel suo indirizzo è numerosa ed autorevole.

[282] Paris, Germer et Bailliere. 2a Ed. 1877. Ho riassunto questo studio ed alcuni altri nell’opuscolo: _Di alcuni studî recenti sulla proprietà collettiva_ Bologna 1886.

[283] Una buona risposta, dal punto di vista agronomico, sulla quistione del latifondo in Sicilia, al Marchese di Rudinì è venuta dal Prof. Vito Passalacqua nello scritto: _I latifondi e le leggi agrarie_, Palermo. Remo Sandron. 1896. — Ho raccolto molto materiale di prima mano sullo stesso argomento.

[284] _L’évolution économique du dixneuvieme siècle_. Paris. C. Reinwald 1880, p. 321. Il De Molinari in altre opere ed articoli del _Journal des Economistes_ insiste sulla evoluzione economica. L’importanza della sua opinione la rilevai nella 1a Edizione di questo libro.

[285] In nota riporta le conclusioni del mio scritto: _Di alcuni studi recenti sulla proprietà collettiva_, pel quale ha parole cortesi, per dimostrare che in alcuni paesi la proprietà collettiva può dare il _maximum_ di ofelimità; e lancia una terribile frecciata ad alcuni autori della scuola ottimista, che preconizzano la libera concorrenza e l’accettano solo quando essa è utile alle classi superiori della società.

[286] Per questa _tendenza_ si legga il mio scritto: _La grande battaglia del lavoro_. Roma 1898.

[287] I _trusts_ ecc. hanno assunto tale importanza e sono divenuti talmente parte integrale della vita economica odierna, che non mancano già tentativi e proposte di regolarli con leggi. In proposito si legga l’importante studio del Prof. A. Marghieri sui _Sindacati di difesa industriale_ (_Riforma Sociale_. Aprile 1898). Molti anni or sono Saverio Merlino dimostrò che la concorrenza finisce in monopolio.

[288] Anche il Ferraris scrive esplicitamente: «L’opera collettiva dello Stato, organo della _Legge di coltura_ può modificare le condizioni della evoluzione naturale.» (_Il materialismo storico e lo Stato_ p. 157).

[289] «L’economia politica ridotta alle formule astratte delle vostre leggi naturali è una scolastica più vuota di quella del medio evo. È perciò che essa ha perduto ogni credito non solo in Germania e in Italia, ma anche nel suo paese di origine, in Inghilterra. Essa vi ha subìto l’ultima delle umiliazioni. Il capo attuale della scuola ortodossa inglese, l’eminente professore di Oxford, Bonamy Price, si ha assunto il compito di provare che essa non è una scienza. Lord Sherbrooke (l’antico cancelliere dello scacchiere, Lowe), il più logico dei deduttivi, aveva detto ch’è proprio di una scienza la facoltà di prevedere, perchè essa ha per oggetto _leggi naturali necessarie_; per esempio l’astronomia, che prevede gli eclissi; la chimica, che prevede le reazioni dei corpi messi in contatto; la fisica che prevede gli effetti del calore e dell’elettricità; ed egli pretendeva che l’economia politica riposando del pari sopra di alcune leggi naturali semplicissime, godeva dello stesso dono di previsione. Bonamy Price distrugge questa illusione con una verve spietata e dimostra che l’economia politica concepita nel modo degli ortodossi, quorum magna pars est, non ha alcun diritto al titolo di scienza: (_Political Economy is not a Science in the stricte sense of the term_.)» De Laveleye: _Essais_ ec. p. 13.

[290] Del metodo si è occupato in Italia con grande acutezza l’Asturaro. Non si è di accordo neppure sulla definizione della sociologia. Pel De Greef è: _la filosofia generale delle scienze sociali particolari_ (_Les lois sociologiques_. Paris 1893, p. 49). Con questa definizione in verità non si riesce e comprendere ciò che è la sociologia; perciò tra le tante mi pare preferibile quella di Vignoli: _la sociologia è la scienza della genesi, esplicamento, specificazione e trasformazione degli elementi essenziali fisio-etico-razionali umani in quanti consociati vanno ordinandosi concretamente in un sistema attuoso e variabile di vita comune_ (_Peregrinazioni antropologiche_. Milano. Hoepli. 1898, p. 101). La definizione è alquanto lunga ed involuta, ma corrisponde ai caratteri meglio constatati delle società umane ed a quella evolubilità delle medesime di cui s’intrattennero magistralmente l’Angiulli e il Vanni. Sullo stato attuale degli studi sociologici si può riscontrare: E. Morselli: _Sociologia generale_. Milano. Hoepli. 1897. Egli ha trascurato gli scrittori americani.

[291] Credo essere stato uno dei primi in Europa a far servire la dottrina spenceriana in difesa delle teorie socialiste. Ma per mostrare l’elasticità ed imprecisione delle prime mi piace ricordare che mentre io nel 1878 l’applicavo a modo mio, (_La libertà e la questione Sociale_) il marchese Ferraioli la applicava in senso clericale.

[292] Anche pel Kidd l’uomo è una _creatura dell’altro mondo_ non ostante l’apparato scientifico del suo libro! Questo, infatti, non ha che un grande obbiettivo: stabilire l’esistenza e la necessità di una morale religiosa.

[293] «Certi economisti pretendono che non esistono _leggi naturali_. Ciò deriva dal fatto che essi conoscono dei paesi nei quali, gli albergatori servono gratis i viaggiatori, e nei quali i negozianti, invece di farsi pagare la merce che danno, regalano essi qualche cosa ai compratori. Non proviamo alcuna difficoltà a riconoscere che nè l’economia politica classica, nè l’economia politica pura possono applicarsi a questi paesi». (_Cours_ etc. Vol. 2o p. 41).

[294] Il Pareto esce da questo prudente riserbo, veramente scientifico, quando dopo aver negato la conoscenza di _leggi sociali_ in generale riafferma la esistenza di _leggi naturali nella economia_ riferendosi alle leggi dell’equilibrio economico di cui parlò a p. 59 e 61 del 1o vol. del suo _Cours d’Economie politique_. Mi accordo invece col Kidd quando dice: le generalizzazioni in forma di _legge_ mancano quasi completamente nelle conoscenze storiche. Lo storico ci conduce a traverso agli avvenimenti del passato ma ci abbandona in faccia all’avvenire non avendo che intuizioni sulle leggi, che regolano i fenomeni sociali ed un _indizio della direzione_, nella quale la nostra società cammina. (Op. cit. p. 26).

[295] Libri che si prendono in mano con entusiasmo e colla fiducia di trovarvi la soluzione dei problemi sociologici, tra i tanti, mi piace ricordare: Bagehot: _Lois scientifiques du développement des nations_; Mougeolle: _Statique des civilisations; Les lois de l’histoire_; De Greef: _Les lois sociologiques_; Le Bon: _Les lois psychologiques de l’évolution des peuples_; Tarde: _Les lois sociales_; Kidd: _L’evoluzione sociale_ ecc. ecc. Sono tutti di pregio grandissimo, ma che non danno ciò che fanno sperare dal titolo.

[296] G. B. Grassi, l’illustre biologo di Roma, sappiamo come ha stigmatizzato l’invasione reciproca che biologi e sociologi fanno nel rispettivo campo scientifico. Con quanta leggerezza può essa avvenire ce ne ha dato un esempio il Le Bon nel discutere come di cose assodate e incontrastabili delle leggi sul rapporto tra volume del cervello e intelligenza; sull’incrociamento e sui meticci ec. (_Les lois_ ec.) Come applichi cervelloticamente la biologia il Kidd si vedrà tra poco.

[297] È bene si sappia che Gumplowicz e Novicow l’_agglomerazione_ la desiderano in senso federale. Il primo aizza l’Europa tutta a coalizzarsi per frantumare la più grande _agglomerazione_ europea: l’impero russo. (_Sociologie et politique_ p. 283 e altrove).

[298] Arditi e geniali tentativi di applicazione del numeri alla storia ed all’economia fecero Giuseppe Ferrari, Bovio, Ievons, Walras, Pantaleoni, Pareto ec. Ma nessuno può dire sinora che tali applicazioni abbiano avuto fortuna incontrastata. Vale la pena di conoscere il desiderio del De Greef sulla perfezione che egli vorrebbe dare alle sue leggi sociologiche. I rapporti e le _leggi_ che pervengono a svilupparsi dai fatti e dai gruppi naturali di fatti non sono e non devono essere unicamente dei rapporti a delle leggi _qualitativi_, ma per quanto è possibile devono essere _quantitativi_, non devono essere una semplice descrizione, ma una misura ed un calcolo esatto dell’ampiezza e dell’intensità di questi rapporti e di queste leggi. Grazie alla statistica questo progresso scientifico è stato realizzato in molti punti, sopratutto nell’Economica, nella Genetica, e in certe

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