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[32] Il Novicow dice che l’uguaglianza è una chimera e tra i tanti esempi per provare l’asserzione riporta dal Richet questo brano: «Tutto il mondo sa che gli animali sottoposti all’inanizione dimagriscono. Ciò è scientificamente giusto. Il grasso diminuisce presso di essi del 100%, i muscoli del 50% ma il peso del cervello degli animali morti d’inanizione non è sensibilmente diminuito.» (_Revue Scientifique_. 25 Maggio 1889, p. 647). E lo scrittore russo continua: «il cervello riceve un’alimentazione di molto superiore a quella delle altre parti del corpo. In tempo di crisi, gli organi si spogliano per mantenerlo. Il cervello compie la funzione più importante nell’organismo e perciò riceve un trattamento privilegiato. Non c’è dunque eguaglianza tra le parti del corpo vivente.» _Les luttes entre sociétés humaines_. Paris F. Alcan. 1896, p. 496 e 497). Tutto ciò serve al Novicow per giustificare la esistenza delle aristocrazie. Come le intende lui non sono ripugnanti; ma sulle aristocrazie avrò agio di ritornare in un altro capitolo. Qui basta rilevare che questa maggiore nutrizione del cervello corrispondendo ad una maggiore funzione, non è ingiusta nemmeno nel senso socialista. Ma conformemente alla ipotesi del Roux la maggiore nutrizione condurrebbe ad un maggiore sviluppo dell’organo. A ciò potrebbero concludere anche le osservazioni di Broca sullo sviluppo progressivo del cranio contraddette da tanti altri antropologi. Però se questo continuo sviluppo del cranio e del cervello dovesse verificarsi e continuare non avremmo più l’uomo attuale, ma un mostro tutto cranio — e con cranio forse spelato. A questo proposito il Grassi mi osservava che lo sproporzionato sviluppo di certi organi — canini superiori nello _Smilodon_, corna nel _Cervus dicranius_ ec. — forse condusse alla scomparsa di quelle varietà. Non dovrebbe avvenire dello stesso coll’uomo e colla società umana?
[33] _Genesi del diritto penale. Appendice alla parte prima_. Paragrafi 9 e 10.
[34] _Kulturgeschichte in ihren natürlichen Entvichelung_. 1875. Augsburg. Citato da Caporali: _Nuova scienza_. Anno 3o Fasc. 4o p. 451.
[35] Il Gumplowicz in uno dei suoi ultimi libri (_Sociologie et politique_, Giard et Brière. Paris. 1898) esclude la lotta tra i singoli individui e la porta tra le classi e tra i gruppi sociali. «La legge superiore della Storia, egli dice, può racchiudersi nella formula seguente: il più forte la vince sul più debole; due eguali in forze si uniscono per essere superiori ad un terzo eguale in forza; e così di seguito.» (p. 171). Non so come l’illustre professore di Gratz sia riuscito a comprendermi, giudicando dalla prima edizione di questo libro, tra coloro che vogliono applicare le leggi darwiniane alle razze umane. (p. 268).
[36] Nautet: _Société Nouvelle_. Agosto 1890. Questi darwiniani suscitarono l’indignazione di Alfonso Daudet, che li denunziò con eloquenza in: _La lutte pour la vie_.
[37] _L’opposition universelle_. Paris. F. Alcan 1897 p. 364 a 374.
[38] E. Ferri comprese nella Sociologia lo studio degli animali (_Socialismo e criminalità_) p. 58 e 92. Il Boccardo volle distinta la Sociologia dalla Biologia; ma non disse in che si distinguono e quali tra le leggi, che governano la seconda, continuano la loro azione nella prima (_La Sociologia_). Pref. al vol. VIII della 3a Serie della _Biblioteca dell’Economista_.
[39] _L’évolution de la morale_ p. 83 a 102.
[40] Russel Wallace: _La selection naturelle_. Traduzione francese di De Candolle. Citato da Iolly nella _Psychologie des grandes hommes_.
[41] Lanessan: _La lutte pour l’existence et l’association pour la lutte_. In Italia il Mattirolo si è occupato della _simbiosi_. La storia degli animali dunque, conferma le vedute dei socialisti sulla solidarietà, che dovrà regnare nella società umana; e se l’Espinas riferendosi ai primi ha potuto affermare che: «l’idea di società è quella di un concorso permanente che si prestano per una medesima azione degli esseri viventi separati; (_Les sociétés_ ec. p. 157), _a fortiori_ ciò deve applicarsi alle società umane. Nelle quali — in ciò di accordo con Gumplovicz — il germe delle leggi sociali non deve scorgersi nell’individuo isolato come vorrebbe la sociologia spenceriana.
[42] Il D. Pioger nella solidarietà sociale scorge un caso della Solidarietà Universale, che deriva dall’evoluzionismo spenceriano, nel senso che tutti gli elementi della natura sono tra loro mutuamente dipendenti gli uni dagli altri. _De la Solidarité social_ (nelle _Revue Socialiste_ Novembre 1891). Il lettore comprende che qui non ci si può occupare della distinzione fatta da Wundt tra _appercezione attiva_ e _passiva_ ed è bene avvertire che si deve sempre andar guardinghi nell’interpretare ciò che si vede nell’animale con grossolani criteri antropologici.
[43] _Giornale degli Economisti_. Luglio e agosto 1891. Gli rispose, in parte vittoriosamente, il De Johannis (_Punto di vista_) nello _stesso G. degli Econ._ (Settembre 1891) scagionando Darwin dalle esagerazioni degl’epigoni.
[44] Ho combattuto l’_ignorabimus_ in _Sociologia Criminale_ Vol. I p. 145 e seg. Eppure ci sono stati _positivisti_, che si scandalizzarono della mia prudenza!
[45] Angiulli: _La filosofia e la scuola_ Napoli 1887; Vanni: _Prime linee di un programma critico di Sociologia_. Il Vignoli, informandosi al più rigido monismo si è intrattenuto magistralmente dei caratteri differenziali tra l’uomo e l’animale e del paesaggio graduale dall’uno all’altro in varie monografie. Ritorna sull’argomento nella prolusione al corso di Antropologia dell’anno 1897-98 nell’Accademia scientifico letteraria di Milano per istabilire l’unità fondamentale della specie umana. (_Il pensiero italiano_. Gennaio 1898).
[46] De Roberty: _Op. cit._ p. 160. La lotta bestiale risorge nelle colonie da parte dei superiori contro le cosidette razze inferiori. Me ne sono lungamente occupato in _Politica coloniale_. Quale forma scellerata possa assumere questa lotta lo dice pure il Novicov (_Les luttes entre sociétés humaines_. Paris 1897 p. 66). Questi ricorsi confermerebbero la giustezza della veduta brillantemente svolte da Loria nell’_Analisi della proprietà capitalista_ dove nelle colonie vuole studiare lo svolgimento delle società primitive.
[47] _Lois scientifiques du développement des nations_. Ed. Germer et Baillère p. 149. Chieggo venia al benevolo lettore di queste citazioni, colle quali non pretendo che, giurandosi _in verba magistri_, si risolva ogni questione. Voglio metterlo in guardia con le medesime, contro l’unilateralità e la parzialità di molti darwinisti italiani, che volendo far servire la teoria alla loro politica conservatrice, non citano che l’Häckel. Certo è grandissima l’autorità di questo scienziato; ma perciò si può disconoscere quella di Espinas, di Wallace, di De Roberty e di altri sommi naturalisti e sociologi, che come si è visto, interpetrano diversamente dal professore di Iena l’azione della _lotta per la esistenza_ sulle società umane?
[48] Powell: Discorso nel Congresso di Cleveland (agosto 1888) _dell’associazione americana pel progresso delle scienze_ in _Rivista di Filosofia scientifica_ gennaio 1889, p. 61. Mayr: _La Statistica e la vita sociale_. Traduz. italiana da Salvioni, p. 4. Loria: _La proprietà fondiaria e la quistione sociale_ p. 54 e 174.
[49] Icilio Vanni (_Saggi critici sulla teoria della popolazione_ p. 71, 104, 110 e 112) ha ristabilito l’esatta interpretazione del pensiero di Darwin. Per Spencer veggasi in Chiappelli _Op. cit._ p. 93. L’insufficienza dalla selezione naturale lo Spencer ammetteva anche per gli animali e per le piante. Sarei curioso di conoscere come Enrico Ferri accomoda la sua _legge biologica della delinquenza_, secondo la quale la buona alimentazione si traduce in reati contro le persone, colle dottrine socialiste che oggi professa, e che tendono ad assicurare migliori condizioni economiche ai lavoratori. Il maggiore benessere si tradurrebbe in maggior numero di reati gravi!
[50] Questa conservazione in una fase di evoluzione di alcune manifestazioni della fase antecedente viene svolta da par suo dall’Ardigò: _La formazione naturale_. Vol. 2o delle sue _opere filosofiche_. Padova 1887. Lo ha ricordato opportunamente E. Ferri: _Socialismo e scienza positiva_ p. 108.
[51] F. A. Lange, tra i primi discorse con serenità scientifica dei rapporti tra _altruismo_ e _lotta per la esistenza_ con deduzioni socialistiche nella sua geniale: _Die Arbeiterfrage_. Vedi Cap. I. _Der Kampf um das Dasein_ e Cap. II. _Der Kampf um die beforzugte Stellung_ 4.a edizione.
[52] Sulla genesi utilitaria dell’altruismo si leggano vari scritti di Stuart-Mill e particolarmente: _L’utilitarismo_; Letourneau: _L’evolution de la morale_; Maudsley: _Body and will_; Marion: _De la solidarité morale_; Tanzi: _Pazzi morali e delinquenti nati_; e tanti altri. Il Wundt tra i positivisti nega la genesi utilitaria dell’altruismo, che ammette come forma parallela e contemporanea dell’egoismo; ma la sua dimostrazione non pare convincente (Durkheim: _La morale en Allemagne_ nella _Revue Philosophique_. Agosto 1887). Il Gumplowicz ammette pure una forma naturale che riunisce e rende solidali gli uomini dei gruppi primitivi e che poscia li assimila e fonde in popoli, stati, nazioni. Chiama tale istinto egoistico della collettività: _singenismo_ (_Die Rassenkampf_. Cap. 26o). In un _Sociologo pessimista_ (Milano 1886. F.lli Dumolard) ho mostrato come questo primitivo _singenismo_ contraddiceva il pessimismo sistematico dell’illustre professore di Gratz. Non voglio por termine a questa nota senza rilevare che non mi convince neppure ciò che scrive l’Ardigò. Questi sostiene vigorosamente che il contegno morale, l’altruismo dell’uomo non deriva nè dall’idea dell’_utile_, nè da quella _religiosa_ (_Sociologia_ p. 76 a 78) Sono pienamente di accordo in quanto all’_altruismo innato, ereditato_; non così per quello iniziale. Lo stesso Ardigò a p. 84 scrive: «In una parola, _la Prepotenza è la scienza che l’individuo ha acquistato_ PEL FATTO DELLA PROPRIA ATTIVITÀ, che esso ha _esperimentato_; la _Giustizia_ è la coscienza che nell’individuo stesso ha dovuto formarsi del FATTO DELLA EQUIPOLLENZA DEGLI ALTRI INDIVIDUI dato dalla esperienza delle prepotenze concorrenti nella società.» Ora questo secondo esperimento delle _Prepotenze concorrenti_ non è quello, che gli ha dimostrato la _utilità_ di rispettare la sfera della attività _altrui_, per vedere rispettata la _propria_? Più giù aggiunge: «Il concetto umano della Giustizia si forma da quello della prepotenza per l’equilibrio di molti prepotenti nella loro _concorrenza sociale_.» (pag. 86). In quanto alla parte crescente di altruismo nella società umana si vegga Guyau: _La morale d’Epicure_ nella conclusione. Tolstoi, poi, nell’altruismo scorge la felicità.
[53] Nell’originale inglese: _The data of ethics_.
[54] _L’origine dell’uomo_, cap. 3, e cap. 5.
[55] _Mutual aid among the savages_ nella _Nineteenth century_ del 9 aprile 1891; _Mutual aid among the barbarians_ del 9 gennaio 1892. Questi due magnifici articoli sono stati pubblicati in francese nella _Société Nouvelle_ di Bruxelles nei numeri di gennaio, febbraio e giugno 1892 e di gennaio 1894. Un _professeur_ nelle _Revue Socialiste_ (Febbraio 1892 e Giugno 1894) sostiene brillantemente la cooperazione e la solidarietà non solo tra gli uomini, ma anche nella biologia. La cooperazione e la solidarietà costituiscono la vera caratteristica della vita sociale umana secondo il Metchnikoff ch’è stato genialissimo nel dimostrare come le condizioni fisiche abbiano contribuito nel generare i primi germi della cooperazione e della solidarietà (_La civilisation et ses grands fleuves historique_. Preface). Il Maggetti opportunamente ha ricordato che la cooperazione non venne designata come caratteristica della società umana da Comte e da Spencer: Aristofane e Cicerone li avevano preceduti; e prima di loro Confucio aveva lasciato questa sentenza chiara e semplice: _la legge della vita è la reciprocità_. (_Genesi ed evoluzione della beneficenza_ p. 32). Se i membri di un orda, soggiunge Novicov, si fossero lacerati tra loro come tante bestie feroci, l’orda stessa non avrebbe potuto sussistere. (_Les Gaspillages_ ec. p. 244).
[56] Sulla evoluzione dell’altruismo si possono leggere molti scrittori recenti. È tratteggiata bene e sinteticamente da F. S. De Dominicis: _La pedagogia e il darvinismo_, Napoli 1879.
[57] «La pace perpetua è un sogno e non è un bel sogno. La guerra è santa e d’istituzione divina; essa mantiene negli uomini tutti i nobili sentimenti: onore, virtù, coraggio; essa impedisce al mondo d’imputridire. La guerra esercita un’influenza benedetta.» Maresciallo Moltke: _Risposta ad un indirizzo della società per la pace_. «La guerre, voila, je ne m’en cache pas, ce qui me semble a moi l’ideal de la vertu humaine et le comble du ravissement.» Proudhon: _La guerre et la paix_. Tome 2.o p. 235 e 236. Lavisse, Lapouge, De Candolle, Odysse Barrot, Gumplowicz e molti altri minori fanno l’apologia della guerra. Il Gumplowicz, per l’appunto, considera la guerra come la legge suprema degli Stati (_Sociologie et politique_ p. 190 e seg.) In favore della guerra, come esplicazione della lotta per la esistenza si trovano alcune pagine notevoli nel libro di Fulvio Cazzaniga: _L’ambiente_ Cremona 1886 p. 128 e seg. e in un libro anonimo sulle _Presenti nostre istituzioni militari_ edito dal Voghera. Roma 1895.
[58] Il Tarde, che la genialità delle sue concezioni talora offusca con qualche volata metafisica, ha voluto anche accennare a quello, che sarebbe stata l’evoluzione dell’umanità senza la guerra, affermando che sarebbe stata migliore. (_L’opposition universelle_. Paris. 1897. Felix Alcan p. 393). Non è questa una ipotesi assolutamente metafisica? Altri mettendosi da un punto di vista opposto a quello degli apologisti della guerra, affermano che essa non fu mai utile (Novicov: _Les luttes_ p. 128). «La guerra è un fenomeno naturale, come la febbre; è la prima soluzione erronea, che quasi tutti i diversi rami della famiglia umana hanno dato al problema della propria felicità.» (Ferrero: _Il militarismo_. Milano 1896 p. 6 e 63).
[59] Il De Molinari, ch’è tra i benemeriti nella _guerra contro la guerra_ ammette che la lotta brutale armata dannosa sarà sostituita dalla lotta industriale e dalla concorrenza benefica; che la scienza, il capitale e la forza morale prevarranno contro la forza puramente animalesca (_Formes et transformations de la concurrence_. Nel _Journal des Ec._ Octobre 1885 p. 19). Egli da buon liberista non vede i danni enormi della concorrenza industriale che fa le sue vittime e prepara le sue degenerazioni al pari della guerra. Anche Novicow crede eterna la lotta, ma attenuantesi continuamente da quella _fisiologica_ (cannibalismo) a quella _intellettuale_ (conversione). (_Les luttes_ ec. e nelle altre sue opere). È evidente che l’ultima forma impropriamente viene considerata come una _lotta_.
[60] _Sociologia_, II e III vol. Principalmente parte V, Cap. I.
[61] Anche il Proudhon, che della guerra fece una calorosa apologia nella citata sua opera finisce col dichiararla oggi perniciosa, e mi sorprende che il Tarde lo abbia messo, in compagnia di De Maistre e del Dr. Le Bon, tra coloro che credono la guerra perpetuamente necessaria (_op. cit._ p. 391).
L’azione degenerativa della guerra — selezione al rovescio — viene oggi riconosciuta anche da Lapouge, sulle cui idee avrò agio di ritornare. I danni economici delle guerre, crescenti con progressione geometrica, sono messi in luce sinistra in tutte le opere brillanti del Novicow e specialmente in: _Les luttes_ ec. _Les gaspillages_ ec.; _La science Sociale_. In una futura conflagrazione europea dovrebbero scendere in campo da _dodici_ a _quindici milioni_ di combattenti, che in alcuni mesi distrarrebbero da _trenta_ a _quaranta miliardi_ di beni (_Les luttes_ p. 689). Queste cifre sembrano fantastiche e forse sono al disotto del vero. Nel _The Financial Reform Almanack_ del 1894 (Londra) c’è un parallelo assai istruttivo sullo sviluppo del debito pubblico e delle guerre dell’Inghilterra.
[62] _Essais de philosophie naturelle. Troisieme partie. L’homme_ p. 155. Sin dal 1880 nel giornale _Il Secolo_ di Milano, combattei uno storico francese, il Lavisse, che nella _Revue Philosophique_, in nome del darwinismo, ma negando evidentemente la teoria dell’evoluzione, sosteneva l’utilità e la necessità della guerra _in perpetuo_. Ho avuto molte occasioni per combattere l’utopia della guerra perpetua, che fa il paio con quella della pace perpetua e specialmente nell’articolo: _Le due utopie_ nella _Rivista italiana del socialismo_ (Anno 1887) e in due conferenze tenute in Milano nel 1893 e 1895 per iniziativa di T. E. Moneta, il benemerito apostolo della pace. Come la guerra _moralizzi_ dimostrai nella _Sociologia Criminale_ (Vol. 2o paragrafo 140); e come _incivilisca_ nella _Politica coloniale_.
[63] Herbart citato da Schaeffle: _Vita e struttura del corpo sociale_ Vol. 2.o p. 794. Contro la guerra oggi la crociata benefica e incessante non viene condotta dalle sole _società per la pace_ — e ricordo con orgoglio che fui corrispondente sin dal suo nascere del giornale _Les Etats Unis d’Europe_ organo della _Lega per la pace e per la libertà_ che tenne il suo primo congresso in Ginevra nel 1867; — ma gli economisti e i sociologi e i filosofi vi hanno consacrato opere di grandissimo valore. Oltre le opere più volte citate del Novicow mi vengono alla mente: G. Tarde: _L’opposition universelle_. Paris F. Alcan; I. Scarabelli: _Causa di guerra in Europa e rimedi_. Ferrara 1890. Tra gli economisti celebri il De Molinari e il De Laveleye combatterono la guerra vigorosamente. (De Laveleye: _Les causes de guerre en Europe_. Paris. Guillaumin 1873; De Molinari: _L’évolution économique au XIX Siècle_; _L’Evolution politique et la révolution; La morale économique_ ec. ec. Paris Guillaumin etc.) Il Lacombe in una magnifica opera sulla famiglia romana ha tratteggiato stupendamente la corruzione e la degenerazione fatalmente derivate dalle conquiste di Roma antica. (_La famille dans la Société romaine_). L’azione demoralizzante della guerra e del militarismo è stata da recente assodata da Ferrero e da Hamon (_Psychologie du militaire professionelle_ Paris et Bruxelles Rogez. 1893.) Il libro di Hamon è stato tradotto in italiano, spagnuolo e tedesco. Contro i fatti s’infrangono i sofismi degli anacronistici difensori del militarismo. È falso poi che la pace infiacchisca gli animi e tolga vigore alle fibre umane: l’energia dei Nord-americani è la prova migliore del contrario.
[64] (_L’opposition_ ec. p. 444). N. Marselli, _La guerra e la sua storia_. Vol. Io p. 103. Questa confessione nella bocca di uno storico-militare è preziosa. Egli, contro i declamatori, sostiene i grandi vantaggi della pace e dell’abolizione degli eserciti stanziali. Durando i quali, la guerra fatalmente riapparisce, perchè l’organo vuole sempre funzionare, la funzione è la sua condizione vitale. Il Marselli pruova, che gli Stati Uniti, tenendo conto anche delle spese enormi della _guerra di secessione_ hanno di che rimaner contenti della mancanza di esercito permanente. La guerra di _secessione_ inoltre dimostra che la lunga pace non infiacchisce la fibra umana. Un altro generale ha dimostrato più da recente che la storia sta in favore della graduale scomparsa della guerra e della sostituzione dell’arbitrato. (Generale Jung: _La guerre et la société_. Cap. V.). Anche Häckel riconosce che la lotta per vivere nelle società umane diviene ognora più una lotta intellettuale e sempre meno una battaglia con armi micidiali (_La création naturelle_ p. 155). Ho combattuto i danni del militarismo anche nell’interesse della difesa dello Stato nello scritto: _La difesa nazionale e le economie nelle spese militari_. Catania 1892.
[65] Quale concetto si avesse altra volta dell’_uomo_, che non fosse membro di un dato gruppo sociale, più che dagli innumerevoli esempi che ci somministrano i selvaggi, i barbari e i popoli civili dell’antichità (Atene e Roma comprese) si rileverà meglio da questo dato ricavato dalla storia della regione più colta e più mite d’Italia nello splendido periodo dell’efflorescenza repubblicana: «Il _forestiero_ (s’intenda l’_italiano_ non nato nel comune) si trovava male in tutti i comuni d’Italia, dice il prof. Falletti Fossati; in Siena, ad esempio, era posto come fuori della legge, non poteva valersi dello Statuto, nè intentare una causa contro un cittadino Senese, perchè nessun giudice aveva facoltà di ascoltarlo e nessun avvocato di sostenere le ragioni..... Per la sua uccisione non c’era che una pena di mille lire senza altro.» (_Costumi Senesi_; nella _Rivista di Discipline carcerarie_. Anno 1884 pag. 58 e 59).
[66] È celebre l’arbitrato per la _quistione dell’Alabama_. Ma ha importanza maggiore il trattato per l’arbitrato permanente tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti sebbene non abbia avuto la sanzione del Senato americano. Sull’arbitrato e sui conflitti internazionali c’è una ricchissima letteratura; in Italia corrono per le mani di tutti i libri del Senatore Augusto Pierantoni.
[67] _L’incivilimento_. Milano. Edizione Daelli.
[68] Fu data lode grandissima agli Stati Uniti, che durante l’accanita guerra di secessione si mostrarono degni di stare all’avanguardia della civiltà, collo spargere tra i combattenti il _manuale_ di Lieber, che portava le più belle prescrizioni a prò dell’umanità. Una attenuazione notevole nella _condotta_ della guerra può scorgersi anche nei rapporti violenti tra barbari e popoli civili. Le conquiste della Francia e dell’Inghilterra, in Africa e in Asia, sebbene riprovevoli sotto tanti punti di vista, sono però ben discoste dalla sistematica distruzione degli Indiani, assai innoltrati nella civiltà, operata dagli Spagnuoli nella conquista dell’America. Mi sorprende come il Letourneau contro il suo sistema generale e contro il titolo di uno dei suoi pregevoli libri (_L’évolution de la guerre_) abbia potuto negare che la guerra si evolva. Il Lessona, che l’ha tradotta in italiano (Editore Voghera) e il Tarde gli hanno rimproverato la contraddizione e l’errore suo viene meglio dimostrato dal Novicow: (_Les luttes_ ec. p. 425, 426 e 436.)
[69] _Die Rassenkampf_ p. 254, 263 e 365. Su per giù ripete le stesse cose in _Sociologie et politique_ (Giard et Brière. Paris 1898); anzi vi limita ancora di più il campo delle possibili guerre future. Il Chiappelli in un succoso articolo pubblicato nella _Rivista d’Italia_ (Febbraio 1898) ha notato diligentemente _i progressi recenti dell’idea della pace internazionale_. Da buon conservatore, però, vuole conservati gli eserciti permanenti e sostiene la politica coloniale, ch’è la negazione della pace.
[70] _L’opposition_ etc. p. 392. L’a. fa altre acute osservazioni sulla differenza tra guerra e duello, tra guerra ed omicidio.
[71] Un ultimo avanzo di barriere doganali entro lo Stato lo conservano l’Italia e la Francia col _dazio di consumo_. Inghilterra, Svizzera, Belgio, Stati Uniti — cioè i popoli più civili — l’hanno abolito; la Francia è sulla via di abolirlo. E l’Italia?
[72] Tarde: _L’opposition_ etc. p. 328 e 329. Più in là — p. 381 e 382 — l’a. mostra che le corporazioni segnarono un primo passo nella solidarietà e che la loro abolizione ne segnerà altri più decisivi.
[73] Brentano, Schönberg e Wagner proposero trattati internazionali sul lavoro più di venti anni or sono: (Cusumano: _Scuole economiche della Germania_. 1875 p. 183.) Sul proposito si può leggere sempre con profitto la succosa monografia: _Internationale Arbeits-Gesetzgebung_ nella serie seconda della _Staat-wirtschaftliche Abhandlungen_ del D. Seyffert. In Isvizzera la proposta ufficiale della legislazione internazionale del lavoro partì dal colonnello Frey. Vedi: N. Colajanni: _Le otto ore e la legislazione int. del lavoro_. Milano 1892. Gli operai italiani sono stati e sono odiati dapertutto per la concorrenza del lavoro, che hanno esercitato dovunque sono andati (Vedi N. Colajanni: _Una quistione ardente_. Roma 1893). Negli scioperi inglesi si ebbero casi di concorrenza sino a pochi anni or sono; la concorrenza scomparve in quelli celebri dei Docks (1889) dei minatori del Northumberland (1892) e dei meccanici (1897). Gli operai che sostituiscono quelli in isciopero vennero designati al disprezzo generale col nome di _blacklegs_.
[74] N. Marselli, _Le grandi razze umane_, alla fine del capitolo sui _Mediterranei_.
[75] Kropotkine (_Il fallimento del sistema industriale_); Pearson (_National Life and Character_, London 1895), de Brandt (_Die Zukunft-Ostasiens_. Stuttgart 1895), Barbè (_Un nouvel État social et ses consequences au point de vue Europeen_ nella _Reforme sociale_ del 9 aprile 1894), L. Strauss (_Bulletin de la Société d’Économie politique_. 5 Febbraio 1896), d’Estournelles de Constant (_Le péril prochain_ nella _Revue des Deux Mondes_ 1o aprile 1896 e 16 luglio 1897) Faguet (_Le prochain moyen-âge_ nel _Journal des Débats_ del 25 luglio 1895) ed altri hanno dato il grido di allarme contro la concorrenza asiatica (chinesi, giapponesi, indiani). Hanno risposto in modo magistrale: I. Novicow: _L’avenir de la race blanche_. F. Alcan. Paris 1897 e L. Vignon: _Le péril Jaune_ nella R_evue politique et parlamentaire_ del 10 Dicembre 1897.
[76] Si ricordi che ogni _crisi_ fa risentire il suo contraccolpo nei paesi più lontani dal punto di origine. Il Booth nella sua stupenda inchiesta sulla _vita e sul lavoro del popolo in Londra_ ha citato parecchi casi recenti ed evidenti della ripercussione della crisi delle più lontane regioni del mondo sulla metropoli inglese divenuta il più grande mercato internazionale. Questa legge di solidarietà viene brillantemente sostenuta da Pioger (_Economisme, socialisme et solidarisme_ nella _Revue Socialiste_. Gennaio 1894). Charles Gide giustamente rivendica agli economisti il merito della constatazione di questa solidarietà, che scaturisce dalla legge della divisione del lavoro. (_Quatre écoles d’Economie sociale_. Genève. 1890.)
[77] Citato da Wiede: _Der Militarismus_ p. 107, 108 Arnould: _Avant le comtat_; nella _Société nouvelle_ n. XXIII. Non si gridi: all’_ottimismo_! Per apprezzare la concorrenza nei suoi risultati si deve tener conto dei danni e dei vantaggi. Oggi ad esempio non sono più possibili le carestie. I progressi della solidarietà poi potranno riconoscersi quando ci si riporta ai tempi che precederono gli attuali. Kropotkine nella _Conquête du pain_ ha delle pagine meravigliose contro la divisione del lavoro dell’attuale grande industria, che può fare degenerare intellettualmente e fisicamente gli operai e contribuisce ad aggravare le conseguenze delle crisi derivate da nuove scoperte e da nuove invenzioni meccaniche. In una futura società nella quale predominasse la _papillonne_ genialmente intravvista da Fourier i danni della divisione del lavoro verrebbero eliminati; così pure l’idillico accoppiamento dell’industria e dell’agricoltura preconizzato da Kropotkine nella società anarchica non eliminerebbe la utilità della divisione del lavoro tra le nazioni.
[78] Gautier: _Le darwinisme social_, p. 69. Per la interdipendenza dei popoli tra loro si legga Novicow: (_Les luttes_ ec. p. 584, 585 e 628).
[79] Sul processo d’_internazionalizzazione_ e suo significato si riscontri Wiede: _Der militarismus_ etc. p. 119 a 132; Marion: _De la solidarité morale_: pag. 263 a 271; G. De Greef: _Introduction à la Sociologie_ parte 1, p. 74 e seg., pag. 129 e seg., Parte 2a p. 30 e altri suoi scritti; Jcilio Vanni: _Saggi critici sulla teoria sociologica dalla popolazione_ p. 18. Splendide pagine sulla Internazionalizzazione e sulla crescente prevalenza della giustizia ha l’Ardigò: _Sociologia_. Vol. IV della sue opere filosofiche.
[80] _Scienza della ricchezza_ p. 228 nella 3a serie della Biblioteca dell’economista.
[81] _Il socialismo contemporaneo_. Trad. italiana del Prof. Bertolini Le Monnier Firenze 1889 p. 108.
[82] In Francia, nella terra classica dello _Chauvinisme_, per mantenere vivo il desiderio della _revanche_ e della liberazione dell’Alsazia-Lorena si sono fatte brillanti discussioni su ciò che deve caratterizzare la _nazione_ e lo _Stato_. Ernesto Renan dette il suo valido contributo a tali studi. La parte sempre minore si assegna alla stirpe o razza. Un patriota autentico, temperato della scienza contemporanea, il Soulié, ha mostrato come si siano fusi mirabilmente i Celti, i Franchi e i Latini per formare la Francia (_De l’origine et de l’État social de la nation française_. Giard et Brière. Paris. 1898.) Mentre correggo le bozze di stampa leggo una vigorosissima critica del pregiudizio della razza e del pregiudizio nazionale nel libro di un giovane (Luigi Gasparotto: _Il principio di nazionalità nella Sociologia e nel Diritto Internazionale_, Torino. Fratelli Bocca 1898).
[83] Chiappelli nel primo dei suoi saggi _Patria e socialismo_ — ch’è uno dei più belli del libro citato, — cade in errore mettendo alla pari la Svizzera e l’Austria e gli Stati-Uniti come Stati composti da stirpi diverse. Gli ultimi non sono nelle condizioni dei due primi. Novicow giustamente osserva che abbiamo giù un gruppo di civiltà, che apparecchia l’organismo internazionale (_Les luttes_ p. 577 e 595). Anche Gumplowicz parla di grandi gruppi di nazioni a civiltà omogenea tra le quali non ritiene più possibile la guerra. La esclude tra Francia e Germania e la prevede, quasi l’augura, tra l’Europa tutta da un lato e la Russia dall’altro. (_Sociologie et politique_ p. 215 a 226).
[84] Vedi l’articolo di Garibaldi Bucco nella _Rivista popolare: I refrattari del Caucaso_ (Anno 3o no. 7 e 8). Mentre correggo le bozze di stampa leggo in diversi giornali che il parlamento del Wurtemberg ha deciso di far cancellare dai libri scolastici tutti i brani, che tendevano ad eccitare all’odio contro la Francia e ad esaltare il sentimento patriottico. Si può immaginare l’irritazione che questa nobile determinazione ha destato nell’animo dell’imperatore di Germania.
[85] Oltre la serena critica del patriottismo e del sentimento nazionale che si può leggere nel citato _saggio_ del Chiappelli, sul _patriottismo_ — di cui espone quattro varietà — sarà consultato con profitto il libro pregevole di Demolins: _À quoi tient la superiorité des Anglo-Saxons_ Maison Didot. Parigi 1897. Il Chiappelli ha anche belle pagine contro la guerra.
[86] Un brillante ufficiale dell’esercito italiano, il deputato colonnello Marazzi, nei discorsi alla Camera e in un articolo ha sostenuto per l’Italia una organizzazione militare essenzialmente difensiva (_La vita internazionale_. Febbraio 1898).
[87] Si sa che l’anarchismo di Proudhon non era che l’organizzazione federale; l’_Abolizione dello Stato_ dell’Engländer non è del pari che il federalismo. Sui vantaggi del federalismo dal punto di vista politico e sociale in Italia non è d’uopo ricordare Cattaneo e Ferrari, Mario e Gabriele Rosa — dei quali ultimi con orgoglio ricordo di essere stato amico e discepolo. L’organizzazione federale come mezzo per eliminare la guerra e favorire le trasformazioni sociali benefiche preconizzarono Py y Margall (_Les nationalités_) e Magalhàes Lima — un vero apostolo del federalismo e della libertà (_L’oeuvre internationale_. Paris 1897. Giard et Brière e particolarmente il Capitolo 3.o: _La fédération nationale et internationale_). Il Chiappelli difende energicamente il socialismo dall’accusa di voler distruggere puramente e semplicemente la patria e cita Bellamy (_Looking Backward_) e Herteka (_Die Gesetze der socialen Entwicklung_) Il Chiappelli, intanto, interpetra male i tristi episodi della concorrenza del lavoro (Aigues Mortes) ed è uno _chauvin_ a modo suo augurando a Roma italiana qualche primato. Sincero partigiano del federalismo in tutti i suoi scritti si rivela il Novicow. In _Gaspillages_ etc. (p. 265) nota, per dimostrare che nemmeno i socialisti negano la patria, che nei loro Congressi internazionali essi votano per _nazioni_.
[88] Sull’azione importantissima che il socialismo potrà esercitare negli Stati Uniti del Nord America si veggano le belle considerazioni che fa il Mondaini: _La quistione dei Negri nella Storia e nelle Società Nord-Americane_. Torino Fratelli Bocca. 1888. Hyndman denunciò le infamie della sua patria nell’India nel famoso scritto: _The bankruptcy of India_ (Londra: _Twentieth Century press_) riassunto nella _Rivista popolare_ nell’articolo: _Un impero capitalistico che si sfascia_ (Anno 3o n. 5). Il Novicov, sincero individualista, ha parole entusiastiche verso Liebkneckt e verso i socialisti per il loro movimento pacifico. (_Les luttes_ p. 736; _Gaspillages_ p. 37, 263 ec.) Lo _chauvinisme_ francese additò altra volta all’odio nazionale i socialisti tedeschi; ma anche in Francia si rende giustizia alla nobile condotta di Bebel e di Liebkneckt. Vedi _L’Europe nouvelle_ (1o Gennaio 1898).
[89] R. Malthus: _An essay on the Principle of Popolation as it affects the future improvement of Society, with remarks on the speculations of Godwin, Condorcet and other writers_. Londra 1798. Malthus fu indotto a scrivere la sua opera specialmente per combattere il primitivo socialismo esposto da W. Godwin nel libro: _An inquiry concerning political justice_ (1793).
[90] A. Setti: _Ludovico Ricci_ nella _Nuova Antologia_ 1 ottobre 1880. Secondo il Martello Ortes vide meglio di Malthus i rapporti tra popolazione e sussistenza (_L’economia politica antimalthusiana e il socialismo_. Venezia 1894. Ed. fuori commercio p. 63 e 64). Forse non ha torto. Henry George dice che la gloria della scoperta del principio di popolazione va diviso tra Malthus, James Stewart e Townsend, ma non menziona gl’italiani (_Progrès et pauvreté_. Paris. 1887. Guillaumin p. 97). In questo capitolo mi sono giovato dell’opera di E. Kautsky: _Der einfluss des Volksvermehrung_ etc. della quale per il primo rilevai tra noi l’importanza. L. Bissolati ne pubblicò una traduzione italiana. Il Kautsky più tardi ha respinto il malthusismo. Il malthusismo ha una ricchissima letteratura in tutto il mondo. Gl’italiani la troveranno quasi completa nei libri di A. Loria: _La legge di popolazione e il sistema sociale_. Siena 1882 e di F. S. Nitti: _La population et le système sociale_. Paris. 1897. Giard et Brier. Acute osservazioni si trovano in una breve monografia di Enrico La Loggia: _Teoria della popolazione_. Bologna. Fava e Geragnani 1893.
[91] Tutte le forme della lotta per il possesso della femmina si ritrovano ugualmente nell’umanità — dal massacro sino alle lotte più sentimentali, più nobili, più delicate. (Novicow: _Les luttes entre sociétés humaines_. Parigi P. Alcan. 1896; Letourneau: _L’évolution du mariage_).
[92] Messedaglia. Citato da A. Alberti Iacona: _Iniziativa privata e legislazione sociale_. Palermo. Clausen 1890 p. 174.
[93] A. Loria giustamente rimprovera ad H. George di aver negato la decrescenza di produttività della terra successivamente posta a coltura, mentre su questo fenomeno si fonda tutta la sua critica contro la proprietà privata del suolo. (_H. George_ nella _Nuova Antologia_. 1o Dicembre 97).
[94] Gumplowicz: _Sociologie et politique_ p. 159.
[95] Ribot, _L’hérédité psychologique_, p. 383, 384.
[96] Stuart-Mill citato da Loria nell’articolo commemorativo di H. George (_Nuova Antologia_ 1o Dicembre 1897); I. Novicow: _Les luttes entre sociétés humaines_.
[97] Secondo Gide una popolazione per vivere di caccia ha bisogno di 3800 ettari per testa. Con una agricoltura avanzata si possono nutrire due individui per ettare. (_Principes d’économie politique_ p. 485) Altro che i calcoli di Foissac! Si noti che in alcuni punti della China la densità della popolazione è grandissima — nel Kiang-Sou, che ha l’estensione del Portogallo, la densità è di 210 ab. per chil. quadrato, — e la terra vi ha raggiunto del pari una sorprendente produttività. Ciò non ostante la miseria vi è fortissima. Vedi E. Simon _La Cité Chinoise_.
[98] Eliseo Reclus: _Nouvelle Géographie universelle_ tome X p. 154; XIII p. 635; XVIII p. 125 e 641; XIX p. 756. Pearson: _National life and Character_ citato da Novicow: _Les gaspillages_ etc. p 49.
[99] _Problemi sociali_. Trad. it. di Mayè-Dari. Torino. Casanova. 1895. Cap. 8o. In _Politica Coloniale_ mi sono occupato di queste contraddizioni tra soprapopolazione e sopraproduzione e dei _montoni_ che mangiano gli _uomini_.
[100] Loria: _La proprietà fondiaria e la questione sociale_ p. 28 e seg. I due libri di George: _Progresso e povertà. Problemi sociali_ costituiscono un’ampia dimostrazione della eterna affermazione. Marx ha il merito di avere messo in evidenza la sopra-popolazione relativa, prodotto del sistema capitalistico — l’eccesso sistematico di popolazione, che somministra l’armata industriale di riserva. Nitti gli rimprovera di non avere riconosciuto la tendenza spontanea, la possibilità dell’eccesso automatico. _Op. cit._ p. 64.
[101] Nelle _Revue d’économie politique_ Gennaio 1888 p. 108.
[102] Cusumano: _Scuole economiche di Germania_ p. 160 e 161. Questa sottoconsumazione viene riaffermata da Loria in molti scritti; ultimamente: nella _Rivista Italiana di Sociologia_ Luglio 1897: _La vecchia e la nuova teoria della popolazione_. Vedi pure: _Le problème de l’amour_ di Désiré Descamps nella _Revue Socialiste_ Luglio 1897.
[103] La contesa nel campo dell’economia ortodossa sulla teoria della popolazione è antica e fu sempre viva. Si è riaccesa con maggiore vivacità adesso in Francia per le preoccupazioni politiche degli _chauvins_. Quale accordo ci sia, oltre che dagli articoli pubblicati nel _Journal des économistes_ e in altre autorevoli riviste non socialiste si potrà scorgere leggendo due magnifici articoli nella _Revue politique et parlamentaire_, che rappresenta nel modo migliore le classi dirigenti della Francia e la corrente liberista e dottrinaria nell’economia e nella politica. In uno Jacques Bertillon dà il grido di allarmi per lo spopolamento della Francia e suggerisce rimedi per arrestarlo (10 Giugno 1897); nell’altro E. Levasseur nega il pericolo e crede disadatti e inefficaci i rimedi proposti (10 Ottobre 1897). Gli scrittori sono celebri e competenti entrambi.
[104] Rümelin: _Problèmes d’Economie politique et de statistique. De la surpopulation_. Paris. Guillaumin et C.ia.
[105] _Cours_ etc. Vol. 1o p. 100.
[106] T. Martello: _L’Econ. pol. ant._ p. 115. Alla seconda parte di questa obbiezione risponderò un poco più innanzi.
[107] _La dépopulation de la France_ nella _Rev. pol. et parl._ Il Seebohm calcola a due milioni la popolazione inglese nel 1086. Se da allora in poi essa si fosse aumentata colla progressione osservata dal 1861 al 1880 nel 1886 essa avrebbe dovuto essere più di 64 miliardi! Se ciò non si verificò, dice Pareto, è segno che vi furono ostacoli i quali la tennero al disotto dei limiti, cui l’avrebbe spinta la forza genesiaca. (_Cours_. Vol. Io p. 99).
[108] _La Finanza e la quistione Sociale_. Torino Fratelli Bocca 1897, p. 93. _Nota_ 1.
[109] _Dépopulation et civilisation_. Paris 1890 p. 127. Un socialista che ha fatto una critica vivacissima, ma leggera, alla teoria malthusiana riconosce che «dovunque esiste, la proprietà collettiva è estremamente favorevole alla prolificità, quando coesiste con un certo grado di civiltà. Dapertutto dove è stata riscontrata in Serbia, in Russia, a Giava ecc. la natalità è esuberante. Essa raggiunge il 4,36% in Serbia, e il 4,96% in Russia (media degli anni 1887-1891). Giava offre un esempio di fecondità unica nel mondo. Da un secolo la popolazione vi si raddoppia _ogni diciotto anni_. Era di 2,029,500 nel 1780 e di 24,648,000 nel 1890!» (Désiré Descamps: _Le problème de l’amour_ nella _Revue Socialiste_. Luglio 1897 p. 31). Non è esatto che il raddoppiamento sia avvenuto ogni 18 anni; ma la rapidità è stata grandissima. A completare le induzioni, che risultano da questi dati, si aggiunga che l’aumento rapido della popolazione sta uccidendo la proprietà collettiva nel _Mir_ Russo! (K. Katchorouski: _La dissoluzione della comune rurale sotto l’influenza dell’esiguità delle quote di terra_; nella _Novoiè Slovo_. Riassunto nella _Rassegna_ di Monsignor Talamo).
[110] N. Tchernicewsky: _Osservazioni critiche su talune dottrine economiche di G. Stuart Mill_. Biblioteca dell’Economista. Serie 3a
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