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capitalistica.
Tenendo conto dei fatti, che di tanto sono superiori alle teorie, non può negarsi che nelle società umane c’è oggi la lotta tra gli individui e le classi e gli stati, ma non c’è quella giusta retribuzione che negli organismi alle più attive funzioni fa corrispondere una maggiore nutrizione ed un maggiore sviluppo. Le società umane, perciò, sarebbero organismi speciali che tendono a divenire sempre più armonici eliminando gradatamente le ingiustizie e le sperequazioni fra funzione e nutrimento — Con Fouillée possono considerarsi come organismi _contrattuali_ in continuo divenire per raggiungere quell’armonia che Gian Domenico Romagnosi chiamava _legge della Società_, secondo la quale devono esistere condizioni e vantaggi reciproci fra il corpo e le sue membra.[33]
CAPITOLO III. LA LEGGE SUPERIORE DELL’ORGANISMO SOCIALE
7. Se la società è un organismo, come pretendono i biologi della sociologia, si è visto che scaturisce logica ed evidente la condanna dell’organizzazione sociale presente: un organismo analogo a quello biologico si avrà quando ad ogni elemento sarà dato in proporzione del proprio lavoro. La teoria perciò giustificherebbe le formule del socialismo della prima metà del secolo: _a ciascuno secondo il proprio lavoro_.
Ma questa obbiezione non dispensa dall’ulteriore esame delle leggi darviniane applicate alle società umane per vedere se esse reggano alla critica desunta dalla scienza e dalla storia. Anzitutto vige tra gli uomini quella generale _lotta per la esistenza_, che secondo Darwin regola piante ed animali?
I discepoli del grande naturalista inglese, falsandone o esagerandone gl’insegnamenti non esitarono a trasportare di peso questa legge della biologia nella sociologia; ma è bene che si dica che l’adulterazione dei principii del maestro non si deve per lo più a naturalisti, ma a storici, ad economisti, a filosofi e a moralisti, che se non si devono chiamare incompetenti, per lo meno si diranno sospetti. Tra gli epigoni, ad esempio, l’Hellwald asserisce che «fra qualche secolo si riderà di tutti gl’ideali: della libertà, della nazionalità, dell’umanità, della dignità, della morale come oggi si ride dei sacramenti. Il povero che vuole il comunismo, il ricco che vuol divertirsi, il prete, il monarca, il soldato, il repubblicano, tutti _lottano per l’esistenza_, tutti hanno ragione.»[34] Il Gumplowicz (_Die Rassenkampef_) nelle premesse si esprime in ugual modo dell’Hellwald;[35] e tutti gli epigoni spiegano ed applicano Darwin sulla falsa riga della egheliana glorificazione della forza e del successo.
Darwin per questi interpreti diviene il più comodo giustificatore delle maggiori iniquità; le sue teorie valgono anche per incoraggiare la multiforme legione di briganti, che sfruttano il mondo e tranquillizzano la propria coscienza con questo ragionamento: _Io comprimo il debole perchè sono il forte — Non ci ho che vedere — è una legge naturale_.[36] La natura per questi darwiniani, come disse Guyau, è divenuta la nutrice mercenaria, il Moloch eterno sempre divorante e sempre affamato. «Il darwinismo sociale ha fatto del militarismo una religione, sorgente di un misticismo nuovo, di un delirio feroce: _Fuori della guerra non c’è salute!_ Eccola la divisa di questa scuola, che ha una morale scevra di ogni pietà.» (_Tarde_)[37].
8. Darwin non è affatto responsabile di siffatte enormezze — vere aberrazioni ora morali, ora intellettuali. Ma prima di vedere se e sino a qual punto la lotta brutale per la esistenza domina la società umana continuiamo la precedente discussione per esaminare i limiti della sociologia. Questa non deve occuparsi degli animali, ma deve rimanere circoscritta allo studio dell’uomo. Con ciò non si negano i rapporti e i punti di contatto tra l’uomo e l’animale; non si nega il monismo, nè la teoria della discendenza, nè quella più ampia della evoluzione.[38] Però dall’esservi punti intermedi tra un’associazione di animali e le società umane non si deve indurne che la sociologia debba occuparsi di entrambi; come dalla esistenza di organismi inferiori, che i naturalisti non sanno se ascrivere tra le piante o tra gli animali, non si può concludere che la botanica e la zoologia abbiano lo stesso campo di azione.
Il vero sì è, infatti, che biologia e sociologia si danno la mano, ma non si confondono.
La lotta per la esistenza, esplicazione brutale e spesso incosciente dell’_egoismo_ e dell’_individualismo_ presiede alla evoluzione degli animali (_Letourneau_)[39]; un altro fattore si affaccia o meglio si accentua nella evoluzione delle società umane, lo tempera e vi si sostituisce gradatamente: l’_altruismo_. Sicchè, dice chi contemporaneamente e all’insaputa di Darwin si occupò della selezione naturale, applicandola ai soli animali, «varcata la soglia dell’umanità, la _legge della lotta per la esistenza_ deve cedere l’impero a qualche altra _legge superiore_.»[40]
Il passaggio dall’una all’altra è graduale; perciò come nelle società umane troviamo ancora gli ultimi resti di azione delle leggi della biologia; così del pari tra gli animali scorgiamo i rudimenti della legge superiore della sociologia. Ond’è che il Lanessan dimostra non essere esatto che la lotta domina sempre e in modo assoluto negli animali; e nel genere di vita in comune di talune specie, che i naturalisti chiamano _simbiosi_, si scorge un’altra prova contro il dominio assoluto di tale legge.[41] Di più a pruova che il passaggio dalle società animali alle umane non è brusco, non è insomma un _salto_, si possono citare vari fatti, raccolti dai naturalisti, che si possono interpetrare come rudimenti di _altruismo_ esistenti nelle scimmie e in altri animali. L’Espinas dice di certi uccelli «_che han preso piacere a vivere insieme, perchè nessuna vista è così gradevole quanto quella del proprio simile_. A misura che essi si sono ravvicinati, ogni individuo ha sentito l’idea ch’egli aveva della sua forza, accresciuta dall’idea ch’egli ha acquistato della forza dei suoi simili, ed è così che l’abitudine della _cooperazione_ difensiva si è stabilita presso alcuni di loro. Fra la dispersione primitiva e il concorso normale, la _simpatia_ sembra offrirci uno intermediario indispensabile. Così noi vediamo quest’ultimo sentimento coltivato da loro con una _specie di passione_.» (_Les sociétés_ etc. p. 480) Nelle opere di Buffon, di Brehm ec. si possono trovare tracce evidenti e numerose della simpatia tra gli animali; ma giova fermarsi ai sociologi darviniani, al Boccardo ad esempio. Il quale ammira lo sviluppo dei sentimenti di affettività, di mutua assistenza in molti animali; ammira le cure infinite con le quali le formiche provvedono alla procreazione; la pietà con la quale esaminano le ferite delle loro compagne e le spalmano con un liquido trasparente estratto dalla loro bocca (_Latreille_); ammira il coraggio delle morse nel difendersi contro i cacciatori; l’abnegazione della marmotta, che esce dal suo covile per trascinarvi un fratello ferito etc. etc. (_L’animale e l’uomo_ p.
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