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SOCIALISMO

DEL Dott. NAPOLEONE COLAJANNI

Deputato al Parlamento

2.a EDIZIONE

PALERMO-MILANO REMO SANDRON LIBRAIO — EDITORE ROMA PRESSO LA RIVISTA POPOLARE

PROPRIETÀ LETTERARIA

Napoli — R. Tipografia Pansini, Chiostro S. Lorenzo

AL LETTORE

Quando intrapresi la pubblicazione della seconda edizione di questo libro avevo in animo in una lunga prefazione d’intrattenermi dello sviluppo e dell’azione del partito socialista in Italia, dei miei rapporti e del dissenso mio col medesimo. Ho dovuto rinunziarvi oggi, perchè mi dorrebbe assai che le mie critiche e le mie giustificazioni venissero interpretate come un atto di solidarietà colla vergognosa reazione imperante in Italia. Rimando a tempi migliori la discussione e invio, invece, un caldo saluto a tutte le vittime degli ultimi moti italiani (aprile e maggio 1898).

Il _Socialismo_ al suo primo apparire (1884) ebbe accoglienza oltremodo benevola nella stampa e nel pubblico scientifico italiano e straniero; ma ebbe questa singolare ventura: lo lodarono più gli avversari che gli amici.[1] Questi, al più, lo saccheggiarono senza citarlo. Scritto allora contro gli avversari, che valevansi delle teorie di Darwin e di Spencer oggi si trova nella fortunata condizione di vedere accolta dalla grandissima maggioranza degli studiosi di cose sociali le idee, che per il primo in Europa sistematicamente vi esposi. Allora sociologi ed economisti credevano di avere facilmente ragione del socialismo invocando le teorie darviniane e spenceriane; oggi dai più si riconosce: o che le ultime non lo contraddicono o che non ha basi solide il cosidetto darvinismo sociale. Lo stesso Enrico Ferri contro il quale particolarmente fu scritto il mio libro per combattere ciò che egli aveva sostenuto in _Socialismo e criminalità_ (1883) per una rapida ed improvvisa evoluzione, è divenuto un socialista ardente e intransigente e tratta me da codino. Io resto quello che fui; mi auguro che egli si mantenga quello ch’è divenuto.

In questa seconda edizione del _Socialismo_ la sostanza è immutata; ciò che sostenni una volta l’ho confortato con nuovi fatti e coll’autorità di altri illustri scrittori, che convennero con me sui principii fondamentali. Qualche mutamento è avvenuto nella forma e nella disposizione. Ho dato maggiore sviluppo alla discussione sul grave problema della popolazione, perchè lo vedo assai trascurato dai socialisti. Ho trattato a parte dei rapporti tra _morale_ e _socialismo_ ed anzichè un paragrafo e semplici accenni ho consacrato dei capitoli alla _lotta del piacere e pel posto migliore_, alla _conservazione dei deboli_ ed al _miglioramento della razza_. Ho trasformato interamente e completato quello sulle _leggi naturali_. Di altre minori modificazioni non tengo conto; coloro che conoscono la prima edizione se ne accorgeranno facilmente. Per gli altri non hanno importanza i mutamenti.

Ho soppresso tre capitoli: _Socialismo e sociologia_; l’_ideale di Spencer è socialista_; _evoluzione e rivoluzione_. Molta parte del loro contenuto è stato fuso in altri capitoli. Tolsi i titoli per i motivi seguenti.

Dopo quattordici anni di studi la _boria_ dei sociologi fu fiaccata; e pochi fanatici adesso chiedono alla Sociologia più di quello che essa può dare.

Quel Ferri, che nel 1883 scorgeva nella Sociologia la _pierre d’achoppement_ del socialismo nel 1896 nel Congresso di Sociologia di Parigi sentenziava: _la Sociologia sarà socialista o non sarà!_ Conservare immutato quel capitolo, perciò, mi sembrava voler combattere contro i mulini a vento; e lo soppressi.

Quando affermai che l’_ideale di Spencer era socialista_ alcuni critici, anzi alcuni filosofi ipercritici, mi dettero dell’asino. Ma qual’era la mia colpa se io lo giudicavo da ciò che aveva scritto nella _Statica sociale_ e nel 3o volume della _Sociologia_?

E in quest’ultima specialmente, egli stabilendo che la _tendenza_ era: 1o verso l’abolizione della proprietà privata; 2o verso la trasformazione della famiglia; 3o verso l’abolizione dello Stato — il grande filosofo inglese chiarivasi non solo socialista, ma anche anarchico. Potevo prevedere che egli doveva rinnegare ciò che aveva scritto precedentemente? Non posseggo il dono della profezia. E che si tratti realmente di un mutamento sostanziale nelle sue idee lo dimostra il fatto della sua riluttanza nel concedere, che la _Land restauration League_ in uno dei suoi _tracts_ pubblicasse ciò che aveva sostenuto nella _Statica sociale_: concessione alla quale venne quando fu accusato di malafede come è detto in una nota in questa seconda edizione. Non era il caso, quindi, di parlare di una mia erronea interpretazione; sibbene di constatare che Spencer, come Schäffle, come Taine, aveva mutato di opinione, spaventato, forse, delle conseguenze che si tiravano e delle applicazioni, che si facevano delle teorie sostenute per lo passato.

Se errore d’interpretazione avessi commesso mi conforto pensando che tanti altri — tra i quali il George, il Loria, il Kidd — lo commisero come me e che mi trovo, perciò, in buona compagnia. Dell’averlo commesso, a suo tempo, mi dettero lode molte riviste e molti scrittori eminenti; ad esempio: l’Angiulli e la _Revue Philosophique_. Oggi che lo Spencer protesta e desidera che si sappia, ch’egli non è socialista non esito un istante a sopprimere il capitolo in discorso.

Lascio ad altri il conforto di credere che alla fine ciò che il primo scrisse nei libri: _Dalla libertà alla schiavitù_ e nei _Problemi di morale e di sociologia_ va a ferire soltanto il socialismo di Stato (Ferri); e per parte mia mi limito a notare che i fatti e le idee restano anche quando coloro che raccolsero i primi ed esposero le seconde vorrebbero farli scomparire.

Non riprodussi, infine, in questa seconda edizione il capitolo: _evoluzione e rivoluzione_, perchè volli consacrato questo libro esclusivamente alla trattazione dei principii generali e fondamentali del Socialismo. Del metodo e della propaganda, della proprietà privata e collettiva, della grande e piccola proprietà, della quistione feminista, dello stato futuro, dell’anarchia — di tutto ciò insomma, che riguarda le vitali quistioni pratiche del giorno m’intratterrò in un altro volume dal titolo: _Politica ed economia_, che, come questo, spero poter offrire ai lettori della _Rivista popolare_.

_Castrogiovanni, 15 Luglio 1898._

D.R NAPOLEONE COLAJANNI

INDICE ANALITICO

CAPITOLO I. IL SOCIALISMO E LA SCIENZA MODERNA

Par. Pag.

1o — Importanza crescente della quistione sociale. I combattenti. _I ricorsi_ 1-2 2o — I mezzi adoperati nella lotta. 3 Il giudizio di Chiappelli sulla necessità di studiare il socialismo. Socialismo e cristianesimo. 6 3o — La _vera scienza_ invocata contro il socialismo: Leggi darviniane e Sociologia. 8 4o — Valore intrinseco delle teorie darviniane e della Sociologia. Critiche scientifiche. 11

CAPITOLO II. BIOLOGIA E SOCIALISMO

5o — Le società umane sono organismi paragonabili agli organismi biologici? Rapporti tra biologia e sociologia. 19 6o — Se le società umane sono degli organismi il socialismo ne viene giustificato. Prampolini, Fouillée e Krusinski. La lotta tra le varie parti di un organismo. Roux. 24

CAPITOLO III. LA LEGGE SUPERIORE DELL’ORGANISMO SOCIALE

7o — _La lotta per la esistenza_ si applica alle società umane? Hellwald, Gumplowicz. 31 8o — Darwin non è responsabile delle esagerazioni dei darvinisti. _La legge superiore dell’organismo sociale:_ solidarietà, altruismo. Espinas, Boccardo, Novicow, Martello. — Differenze tra l’uomo e l’animale. _Ignoramus!_ Angiulli, Vanni e Vignoli. 33 9o — Uomo primitivo e _pre-sociologia_. Spencer, De Roberty, Deville, Bagehot. La storia non può spiegarsi colle leggi darviniane. Loria. 37 10o — Tra biologia e sociologia c’è rapporto, non fusione. Lange, Roscher. La _simpatia_ e Adamo Smith. Altruismo consolidato dall’eredità. Genesi utilitaria dell’altruismo. Mill, Letourneau, Wundt, Tanzi, Gumplowicz. Critica ad Ardigò. 40 11o — L’altruismo è in continuo aumento. Darwin e Spencer. Cooperazione e non lotta. Kropotkine, Metchnikoff, Novicow. 42 12o — Prove dell’aumento dell’altruismo. Somministrate da Spencer. La guerra è eterna? Moltke, Lapouge, Lavisse, Gumplowicz, Cazzaniga. La guerra è fattore di progresso? Contrasti. Tarde, Novicow, Ferrero, De Molinari, Ribot, Proudhon, Spencer, De Laveleye, ecc. 46 13o — Limitazione del campo della guerra. Della guerra tra i privati alla guerra tra le grandi collettività. Morselli, Buckle. Gli _arbitrati_. La guerra si trasforma e si attenua. Letourneau, Tarde, Novicow. Il _singenismo_ di Gumplowicz. 52 14o — La concorrenza forma attenuata della guerra. Il protezionismo. Le leghe doganali. Internazionalizzazione tra capitalisti e tra lavoratori. Interdipendenza tra le nazioni e solidarietà. 56 15o — Socialismo e patriottismo. I precedenti dall’Internazionale. Rae, Soulié, Chiappelli. Federalizzazione successiva. I socialisti attenuano gli urti tra le nazioni e tra le razze. Hyndman, Mondaini, Novicow. 64

CAPITOLO IV. ATTENUAZIONE DELLA CAUSA DELLA LOTTA. MALTHUS E IL PROBLEMA SOCIALE

16o — Darwin e Malthus. Le progressioni di Malthus. Soprapopolazione assoluta e relativa. Selezione dalla lotta. La terra sfruttabile. Pearson, Novicow, Ribot, George, Reclus. 71 17o — Soprapopolazione artificiale. Martello, Loria. Contraddizione tra soprapopolazione e sopraproduzione. Contro_leggi naturali_. Gide, Levasseur, Bertillon. 77 18o — Soprapopolazione relativa: non può eliminarsi subito. Rümelin. Tempo necessario per avverarsi la soprapopolazione. Pareto. 82 19o — Le critiche antimaltusiane. La progressione geometrica degli uomini è possibile. — Martello. Variabilità del tasso di accrescimento della popolazione. Levasseur, Nitti, Pareto, Flora, Merlino. Confessioni malthusiane. 84 20o — Il progresso sta nell’aumento della popolazione? Novicow, Martello, Gumplowicz, Descamps, Rümelin. La preoccupazione francese. 90 21o — Le ricchezze si sviluppano in progressione geometrica? George, Pareto. 93 22o — Col freno malthusiano non si migliorano le condizioni dei lavoratori se mancano le riforme sociali. L’Irlanda e la Francia. Obbiezione socialista. 95 23o — Inversione della formula maltusiana: La natalità diminuisce come aumentano il benessere e la coltura. Zorli, Bovio, Loria, Nitti, Del Vecchio, Descamps, Thorold-Roger, Russel-Garnier. 98 24o — Il freno maltusiano è immorale? Guyan, Nitti, Kautsky. 106 25o e 26o — L’ipotesi biologica. Spencer, Doubleday, Fourier, Carey, Pareto ec. Inversione tra lavoro intellettivo e genesiaco. L’amore e la fecondazione. Progresso morale colla diminuzione della fecondazione. Si restringono i legami parentali. La causa della lotta darviniana attenuata. 108

CAPITOLO V. L’UOMO E LA NATURA

27o — L’uomo si sottrae al dominio della natura. Lange, Roscher, Marsh. Necessità di aumentare la produzione e di distribuire meglio la ricchezza. Kautsky, Russell-Wallace. 119 28o — Necessità di limitare il liberismo economico nella lotta contro la natura. Leroy-Beaulieu. L’associazione produce più che la somma degli associati. Lampertico. Kautsky. L’associazione per la lotta contro la natura. La società è l’arma migliore. 122 29o — La lotta efficace contro la natura si pratica: 1o migliorando terreni; 2o migliorando specie vegetali ed animali; 3o diminuendo perdite ed utilizzando residui. Leroy-Beaulieu, Masè-Dari, Maurice, Simon, Darwin, Bourdeau. 126 30o — Si esaurirà la terra? L’alimentazione azotica. Morselli. Il lamarkismo. Setti e Vaccaro. 129

CAPITOLO VI. LA LOTTA PEL PIACERE E PEL POSTO MIGLIORE

31o — La lotta veramente umana è pel piacere e pel posto migliore. Lange, Martello, Novicow, Spencer. Capillarità sociale. Dumont, La Loggia, Rümelin. 133 32o — Il capitale esistente permette un relativo grado di benessere? Mulhall, Gide, Flora, Pareto, Giffen, Chevalier ecc. La ricchezza e la sua distribuzione. George, Novicow, Booth. 136 33o — Godono più coloro che meritano meno; e viceversa. Le amenità del Barone Garofalo. La legge bronzea del lavoro. Il benessere dei lavoratori non è aumentato come avrebbe dovuto e potuto. Vanderwelde, Sorel, De Laveleye, De Molinari, ec. 141 34o — L’utopia si realizza per confessione degli economisti: aumenta l’uguaglianza ed aumenta il benessere di tutti. Contraddizione. Leroy-Beaulieu, D’Avenel, Neymark, ecc. Gli _Alti Salari_. Nitti, Musco. Diminuzione dei prezzi degli oggetti di consumo. Aumento dei risparmi. Elevazione lavoratori. Diminuzione del reddito. Scomparsa della differenza tra lavoro qualificato e squalificato. 147 35o — L’ironia di Loria contro gli ottimisti. La realtà sull’aumento dei salari. La distribuzione della ricchezza in Inghilterra. Hobson. Booth. Inversione nella curva del prezzo medio dei prodotti e dei salari. Le statistiche di Bodio pei salari italiani. Salari e consumi in Francia e in Inghilterra. _I miliardari americani._ L’aumento del prezzo del terreno edilizio. La concentrazione delle industrie. La piccola proprietà. La _disoccupazione_: Il flagello moderno. L’utopia si fa realtà. La democrazia non è il prodotto della miseria. 152 36o — Trasformazione nel fondo e nella sostanza della lotta. Pearson contro Kidd. 171

CAPITOLO VII. LA MORALE NEL SOCIALISMO. IL PROBLEMA DELLA FELICITÀ

37o — La quistione sociale è una quistione morale? Ziegler. Intima connessione tra morale ed economia. Da Smith a Keynes, Marshall ec. Engels e Labriola. Webb. 175 38o — Le obbiezioni dei pessimisti. Hartmann. Il socialismo vuole uguaglianza elevando gl’inferiori. Il socialismo e l’arte. W. Morris e Destrée. L’infelicità psicologica. Il diritto in tutti di ricercare la felicità. L’_Ecclesiaste_. Il pessimismo è malattia prodotta dalla presente organizzazione sociale. Flora. Chiappelli contro Wagner. Il socialismo è il rimedio contro il pessimismo. Gumplowicz. 179 39o — L’infelicità psicologica è preferibile all’infelicità fisica? Lubbock, Leroy-Beaulieu, Gide. Nessuno vuole rinunziare al miglioramento conseguito: dunque è pregevole. I ricchi perchè non danno l’esempio della rinunzia. 191

CAPITOLO VIII. SELEZIONE E PRIVILEGIO

40o e 41o — La selezione darviniana benefica e progressiva? Differenziazione crescente? Haeckel e Lange. L’aristocrazia. Le Bon. Novicow. 199 42o — La degenerazione delle aristocrazie. Ribot, Iacoby, Ray, Lankester. La vittoria delle razze. Decandolle, Gumplowicz, Lapouge, Kidd. 203 43o — Non sempre sopravvivono i più forti. Lanessau. Chi sono i _migliori_? I migliori moralmente e materialmente non sempre trionfano. Loria. 205 44o — Gl’_incolti_ sono i più forti? Gumplowicz. Gli operai prolifici numericamente sono i vincitori. Messedaglia, Galton, Rümelin. 210 45o — Gli _adatti_ non sono i _migliori_, ma sono i _vincitori_. Vaccaro, Sergi. La degenerazione non limita la procreazione. Contro Magnan e Legrain. Coll’_adattamento_ la selezione darviniana cessa di essere benefica-progressiva. Ironia di Papafava contro Spencer. Le _razze superiori_, le _razze inferiori_. Le fantasmagorie di Ammond e di Lapouge. Winiarsky. 212 46o — La prevalente _selezione sociale_ di Lapouge distrugge la _selezione naturale_ di Darwin. La selezione sociale avviene in senso degenerativo. 218 47o — I fatti che dimostrano la degenerazione delle aristocrazie. La degenerazione della borghesia. I matrimoni moderni. 221 48o — La fatale degenerazione dei vinti. Marx, Mikhailowsky. L’eredità sociale è causa di degenerazione. Darwin. Altre selezioni sociali dannose: guerre, persecuzioni religiose, il capitalismo. Lapouge, Ellero, Fouillée. 225 49o — Perchè degenerano le aristocrazie. Il non uso delle buone qualità e l’abuso delle cattive. Esaurimento psichico di Jolly. I _bastardi_ perchè migliori. Il _parassitismo_. Rey Lankester, Vaccaro, Massart e Vanderveeld, Bovio. L’aristocrazia inopportunamente difesa da Taine e Novicow. La democrazia e De Tocqueville. 233 50o — In quale senso deve intendersi il progresso verso la democrazia. Ineguaglianze naturali e ineguaglianze sociali. Huxley. La curva dei redditi di Pareto. Il socialismo non vuole uguaglianza assoluta. Engels, Kauffman, Grant-Allen, Deville, Labriola. La _sociocrazia_ di Lester Ward. 243

CAPITOLO IX. LA CONSERVAZIONE DEI DEBOLI E IL MIGLIORAMENTO DELLA RAZZA

51o — Chi sono i _deboli_? È dannoso conservarli? Bagehot, Maudsley. I selezionisti distruttivi. Haycraft e Lapouge. Le obiezioni di Turati. I Taigeti antichi e contemporanei. 249 52o — I _deboli_ fisicamente talora valgono più dei forti. Féré. La morte distrugge valori grandissimi. Bizzozzero, Sanarelli. I _deboli_ dal punto di vista economico. Darwin sconsiglia la distruzione dei deboli. Le contraddizioni di Spencer: la morale della famiglia e la morale dello Stato. Assistendo i deboli non si viola la giustizia distributiva. Dovere sociale di assistere i disoccupati. 254 53o — I mezzi proposti per migliorare la razza. La distruzione dei deboli col metodo liberista e con quello intervenzionista. La _Viricultura_ di De Molinari. Il miglioramento della razza coi mezzi positivi. Gli sperimenti incoscienti. Haycraft, Ammon, Lapouge, Galton. Sperimenti coscienti. De Molinari. Ottimismo inconcepibile di Spencer. Le incertezze della biologia. Platt Ball. Le aberrazioni di Lapouge. Il _superuomo_ di D’Annunzio e Morasso. Galera o manicomio. 268

CAPITOLO X. LE LEGGI NATURALI

54o — Cos’è una _legge_. Definizioni varie. Le influenze perturbatrici. _Leggi naturali e leggi sociali. Leggi statistiche._ Caratteri. Ferraris. Le conseguenze delle _leggi naturali_ economiche. La protesta degli economisti. 283 55o — Nelle economie non vi sono _leggi naturali_ come quelle della fisica e della chimica ecc. Le variazioni della proprietà. De Laveleye. Leroy-Beaulieu, De Molinari e Pareto. L’economia non è una scienza? Bonamy Price. _Trusts_ e _Leghe di resistenza_. 289 56o — Le _leggi_ della Sociologia. Incertezza del metodo e della scienza sociologica da De Roberty a Kidd. Pareto e i tre gradi di conoscenza. Le leggi della Storia. 297 57o — La boria dei sociologi. Le _leggi_ formulate da Bagehot, De Greeff, Le Bon e Kidd. Uguaglianza nel punto di partenza e divergenza nelle conclusioni tra selezionisti darviniani; manca l’accordo tra i sociologi anche sul passato. 301 58o — Le leggi sociologiche meglio assodate. De Greeff e Tarde. La grande _legge dell’evoluzione_. La _regolarità_ e l’_uniformità_ dei fenomeni sociali. La causa della variazione dei fenomeni. 1o La evoluzione intellettuale; 2o L’evoluzione morale; 3o I fattori nuovi derivanti dai numerosi fattori esistenti. La _fisica sociale_ di Quetelet. La _tendenza_. 313 59o — Evoluzione non vuole dire sempre _progresso_. Ritmo. I moventi all’azione. La massima edonistica e le leggi conseguenti. Pantaleoni, Pareto. La _lotta di classe_, la massima edonistica e le leggi naturali. 321 60o — Ciò che si sa delle leggi sociologiche non contraddice il socialismo. I progressi compiuti ne fanno sperare altri. L’ideale di Huxley. Esagerazione marxista. Il socialismo diviene. 324

CAPITOLO I.

IL SOCIALISMO E LA SCIENZA MODERNA

1. Gli storici futuri, nell’occuparsi degli avvenimenti politici e dell’attività intellettuale della fine del secolo XIX non potranno fare a meno di riconoscere che la quistione sociale la dominò tutta. La quistione sociale in tutte le sue gradazioni e sotto tutti i suoi aspetti, infatti, non solo forma adesso oggetto di innumerevoli pubblicazioni speciali, ma si è infiltrata anche in tutte le altre — nelle artistiche e letterarie come nelle filosofiche, nelle pedagogiche ed anche in quelle d’indole biologica; nè è a dire quanta parte occupi in tutti gli studî politici, perchè, anzi, in questo momento la politica, nella pratica e nelle teorie, è tutta intenta nella discussione del problema sociale e sui modi migliori per risolverlo o per attenuarne le pericolose asprezze.

La quistione sociale incombe su tutto e su tutti e intorno alla medesima si combatte con tutte le armi tra coloro che vorrebbero trasformare l’organizzazione sociale presente _de toto_ e coloro, invece, che vorrebbero o conservarla qual’è o modificarla lentamente e assai modestamente, con ritocchi parziali, lasciandone immutate le basi. Non mancano quelli, che vorrebbero tornare indietro a tutto vapore e che talora assumono parvenza di propugnatori degli interessi e del miglioramento delle classi lavoratrici.

I combattenti che vogliono la trasformazione totale, diversi d’indole, di studî, di condizione sociale, di nazionalità, — sebbene con tendenze internazionali, — fan capo tutti alla grande teoria del socialismo. Hanno di fronte conservatori e progressisti non meno vari e differenziati sulla misura del conservare o del modificare e che sono gli elementi più importanti, perchè in tutto il mondo civile hanno nelle mani la forza immensa che viene dal potere politico e dalla ricchezza ed al loro servizio tutta la scienza ufficiale.

I reazionari, che ai mali della presente organizzazione vorrebbero riparare tornando indietro e facendo rivivere forme e istituti scomparsi costituiscono il socialismo cattolico; e siccome non mancano scrittori protestanti, che vagheggiano gli stessi parziali _ricorsi_, sembra conveniente comprenderli tutti sotto la bandiera della democrazia cristiana.

La lotta vera si svolge tra il socialismo da un lato e il conservatorismo o il partito del progresso dall’altro. La democrazia cristiana, per ora, si organizza e si fa strada, specialmente nelle campagne; ma non è arrischiata previsione quella che annunzia la possibilità di qualche sorpresa, mercè la quale s’invertano e si modifichino i rapporti tra i combattenti. I progressi del clericalismo in alcuni paesi — con particolarità in Italia — sono tali, che non è improbabile che le redini dello Stato vengano afferrate dalla democrazia cristiana. Allora si vedrebbero i socialisti allearsi ai sinceri progressisti per riprendere le perdute libertà politiche o per difenderle se minacciate, e ricondurre la lotta alle vicende ed agli obbiettivi anteriori.

Coloro che hanno una fiducia sconfinata — e ingiustificata — nella continuità dell’evoluzione progressiva respingeranno come fantastica questa ipotesi; ma la storia è là ad ammaestrarci, che si sono verificati non poche volte regressi parziali e _ricorsi_; e con ragione, per quanto li considerino _formali_ e non _sostanziali_, li ammettono sociologi illustri quali il De Greef e il Loria[2]. E non per trovare conforto all’avvenimento possibile e venire in appoggio ad un ottimismo fuor di moda, ma perchè risponde alla mia sincera convinzione, che trova suffragio nella tesi sostenuta da tre scrittori belgi di non comune valore (_De Moor, Massart_ e _Vandervelde_)[3] a me pare che nel trionfo della democrazia cristiana il regresso politico potrebbe essere accompagnato da una organizzazione economica informata a maggiore giustizia ed a minore egoismo; e sopratutto preparatore di una ulteriore trasformazione progressiva.

2. Sono varie e di diversa efficacia le armi dei combattenti intorno alla quistione sociale.

I socialisti si servono dei libri, degli opuscoli, delle riviste, dei giornali; della propaganda orale nell’intimità della famiglia, nelle fabbriche, nei comizi, nelle assemblee parlamentari. L’azione loro viene aiutata prodigiosamente dalle sofferenze inaudite dei milioni di lavoratori; dal desiderio ardente, che sta nel fondo del cuore di tutti gli uomini, di progredire, di migliorare e di mutare nella speranza del meglio; dalla simpatia che inspirano e dall’ammirazione che suscitano l’abnegazione, il coraggio, la fede dei propagandisti e non poche volte il martirio e la morte, che affrontano con eroismo sublime; dalla rapida diffusione dell’istruzione; dai contatti e dai rapporti multiformi crescenti vertiginosamente in ragione diretta dei progressi della scienza e della tecnica che ci hanno dato il vapore e l’elettricità con tutte le loro svariatissime applicazioni. Il contagio psichico ha la sua parte nella rapidità ed estensione dei risultati della propaganda.

I conservatori e i progressisti dispongono della polizia, dei soldati, dei cannoni, che riuscirono sempre argomenti convincentissimi. Hanno per loro tutta l’autorità, che viene dallo splendore delle così dette istituzioni teatrali e che tanta impressione desta negli animi servili, nelle donne e negli ignoranti; dispongono delle onorificenze, delle ricchezze e dell’ingranaggio degli interessi, che si organizzano attorno ad un governo; trovano adesione spontanea in masse quietiste e sinceramente misoneiste; seducono, corrompono, intimidiscono, annientano talora, gli avversari più temibili. Cercano anche di convincere ricorrendo alla stampa e alla parola, nè più nè meno dei socialisti, se non colla stessa fortuna certo con maggiore larghezza di mezzi, perchè essi hanno per loro tutta quella libertà, che negano agli altri e che perciò è vero ed odioso privilegio.

Conservatori e progressisti spiegano tutta la loro energia contro gli avversari, che designano e disprezzano quali utopisti, mentre tollerano e qualche volta aiutano la democrazia cristiana, che pure può essere il nemico più vicino alla vittoria.

Nella sua azione la democrazia cristiana oltre che disporre di tutte le armi dei socialisti e di alcune di quelle che dà il potere politico, ha per se: la forza, che viene dal sentimento religioso ancora potente nelle moltitudini, che per interesse materiale dovrebbero stare pei socialisti; e l’altra non meno poderosa che viene dalla misteriosa forza dell’atavismo, che facilita i ritorni verso il passato, specialmente se non molto remoto.[4]

Non è mio intendimento di esporre ora le vicende della lotta tra i socialisti e i detentori del potere; nè intendo occuparmi della lotta dal punto di vista politico e materiale. Qui voglio soltanto riassumere in parte gli argomenti scientifici, che vengono prevalentemente adoperati per combattere il socialismo nella forma più legittima ed onesta: in quella forma che dovrebbe essere sola adoperata se in tutti gli uomini fosse uguale la sincerità e l’amore all’umanità.

Sul terreno intellettuale si può dire che la produzione tra gli avversari del socialismo non è minore che tra i suoi sostenitori. Ai romanzi si sono contrapposti i romanzi, ai giornali i giornali, agli opuscoli gli opuscoli, ed ora alle pubblicazioni scientifiche altre, che, anzi, hanno la pretesa di essere le sole e vere scientifiche. Egli è così che le teorie del socialismo oltre che discusse in tutte le opere dei più eminenti economisti, che oramai hanno abbandonato l’altezzosità di una volta, vengono combattute _ex professo_ in una innumerevole quantità di libri popolari di vario valore, alcuni dei quali hanno ottenuto un vero successo e costituiscono l’arsenale intellettuale della borghesia.[5]

Molte delle pubblicazioni contro il socialismo hanno un carattere polemico e si riferiscono spesso a quelle sue manifestazioni popolari che non possono costituire il bersaglio degli oppositori seri, che vogliono debellarlo sul terreno scientifico. Ma in tutti, più o meno, oggi campeggia la pretesa di combatterlo in nome della scienza; di una scienza per antonomasia, che vedrassi un pò più innanzi qual’è.

Per combattere il socialismo in nome della scienza, però, fa d’uopo prima di tutto e sopra tutto prenderlo in esame nelle manifestazioni sue che rivestono caratteri scientifici e negli individui, che a buon diritto si possono ritenere come scienziati; e non nelle affermazioni precipitate e incomposte, che vengono da persone poco colte o da associazioni popolari, che ragionando poco e sentendo molto, si lasciano guidare più dalla reazione determinata dalle sofferenze del momento, che dall’esatta percezione delle difficoltà da vincere per conseguire le trasformazioni bramate e del tempo che si richiede per vederle attuate. Procedendo diversamente, la vittoria può essere facile, ma priva di risultati; chè il nemico rimasto colle sue migliori forze intatte, ricomincerà la battaglia a suo piacimento.

La convenienza da me esplicitamente affermata nella prima edizione di questo libro trovo oggi riaffermata dal Chiappelli, la cui parola ha particolare autorità in questo caso perchè non è quella di un socialista. Egli dopo avere esposto l’utilità sociale della esatta conoscenza delle teorie socialiste soggiunge: «Nello stesso errore che le scuole usavano dire _ignoratio elenchi_ di consueto incorre la critica scientifica contro il socialismo, anche la più autorevole, come quella rappresentata dal Richter in Germania, dal Guyot, da Leroy-Beaulieu, dal Say, dal Villers in Francia, dal Garofalo e dal Pareto in Italia.[6] La quale scambia sovente le costruzioni utopistiche ed ipotetiche d’un futuro stato di equilibrio sociale conformato ad un ideale di giustizia armoniosamente delineato con quello che della dottrina socialistica è il fondamento e l’anima, cioè l’interpretazione della storia, il concetto nuovo delle società e del diritto. Onde accade a quei valentuomini di porre la quistione intorno alla possibilità astratta o alla desiderabilità di un dato ordine sociale, giudicato alla stregua della idea generale della natura e del diritto umano, là dove si tratta solo di riconoscere se nel corso degli eventi vi sia una necessità obbiettiva, superiore al gradimento colla simpatia personale, che vi conduca per l’azione medesima delle forze sociali; mentre d’altra parte, non vedono nel socialismo che il proposito e la minaccia perenne d’un violento sovvertimento delle presenti forme di convivenza civile. Duplice errore codesto, che avvolge la tattica non solo, ma la critica razionale di noi, classi dirigenti, contro il socialismo, in quella stessa illusione nella quale incorsero tutti gli scrittori pagani dell’epoca imperiale, nel combattere che facevano al lume della ragione e della filosofia il cristianesimo nascente. Come allora non vi fu assurda o inverosimile accusa che non si levasse contro la giovane società cristiana, da Frontone chiamata _lucifugas natio_, a cominciare da quella d’ateismo e di pratiche e riti nefandi, fino a quella più generale di _odium humani generis_, di cui si fa eco Tacito; e come allora apparve manifesto che mentre si aveva il presentimento della minaccia, che ne veniva alla società pagana, mancava tuttavia una idea adeguata dei veri intendimenti della religione e della Società nuova; così oggi avviene ai rappresentanti degli ordini delle Società, quando a misurare il valore del movimento socialistico e a combatterlo praticamente, non sentono il bisogno di rimontare non tanto agli eventi politici e alle cause economiche onde trasse alimento, quanto alle sorgenti intellettuali onde gli venne l’intelligenza e la coscienza del suo ufficio storico e l’unità della sua direzione.» (_Il socialismo_ etc. pag. 165 a 168).

3. Al rimprovero che i socialisti possono movere a molti libri polemici, che combattono le loro teorie in modo frammentario e le loro manifestazioni meno scientifiche e meno autorevoli cercarono di sfuggire altri che ricorsero alla scienza, alla vera _scienza moderna_, per prendere in prestito alla medesima l’obbiezione massima, che deve scrollare dalle fondamenta il socialismo.

Quale sia la _scienza_ vera, che deve uccidere la _mala bestia_ è presto detto: quella che s’informa alle teorie darwiniane e spenceriane e riesce alla _sociologia_; alla quale, da alcuni suoi cultori, si assegna una funzione inadequata alle presenti sue condizioni ed alla fase di svolgimento raggiunta.

Si noti intanto che il Ferri uno dei più ardenti e che riuscì tra i più popolari (_Socialismo e Criminalità_. 1883) seguendo tanti altri scrittori italiani nell’adoperare la _vera scienza_, contro il socialismo, parla spesso, — senza fare nette distinzioni, — di _scienza_, di _darwinismo_, di _evoluzione_, intesa sempre al modo di Spencer, e di _positivismo_, come se questi termini tra loro si equivalessero. Ciò che può ingenerare confusione ed equivoci, perchè esistono delle differenze notevoli tra le idee che vengono espresse da quei termini.

Gli avversari delle nuove teorie sociali si compiacquero come di una scoverta miracolosa quando videro adoperata la _vera scienza_ per abbatterlo e della importanza assegnata agli argomenti nuovi scaraventati contro il socialismo in Italia. Se ne ha una prova nell’accoglienza che gli economisti e i conservatori fecero al cennato libro di Ferri sorpassando anche sulle eresie che il medesimo conteneva. Tacendo delle adesioni e degli incoraggiamenti delle gazzette politiche, spesso incompetenti, quasi sempre sospetti, merita speciale considerazione il giudizio di un cultore degli studi economici, che ci tiene molto a far sapere ch’egli nulla vuol dividere col _socialismo della cattedra_ reputandolo reprobo e da sfuggirsi; parlo dell’ortodosso prof. De Iohannis, che si compiacque dell’essersi il Ferri servito della _scienza_ per antonomasia e constatò che sinallora nè gli economisti nè i sociologi avevano meglio e tanto quanto il Ferri _saputo mettere il socialismo così strettamente alle prese con la scienza_.[7]

Approvazione del pari incondizionata gli venne dal Tarde nella importantissima _Revue Philosophique_[8] che seco lui si congratulò per aver chiamato la _vera scienza_ in suo servizio in questa tenzone e mosse rimprovero agli economisti di non essersene serviti per lo innanzi. In tale giudizio su per giù conveniva un’altra importante rivista tedesca, consacrata allo studio del Diritto Penale.[9] Da questo significante accordo tra economisti, filosofi e penalisti in Italia, in Francia e in Germania, si deve arguire che quella adoperata dal Ferri venne aggiudicata la quintessenza della scienza, ed eccellentissimo il metodo da lui seguito.

Questa _scienza vera_ fu adibita ai servizi della borghesia e della conservazione dell’ordine sociale presente, prima che dal Ferri, con dialettica impressionante dal Siciliani e poscia dal Boccardo ed incidentalmente dal Morselli, dal Vignoli e da altri[10]; e quantunque altrove venga abbandonata come impotente e disadatta alla bisogna essa conserva ancora oggi il suo fascino presso molti economisti italiani.[11]

Italiani e stranieri su questo campo non hanno fatto, in ogni modo, che seguire le tracce dell’Häekel, il grande naturalista di Jena, che per il primo nel congresso dei naturalisti in Monaco (18 settembre 1877) contro il Virchow che accusava il darvinismo di favorire la propaganda socialista obbiettò che le leggi darviniane invece distruggevano il socialismo.[12]

L’invocazione delle teorie darviniane per combattere il socialismo venne integrata con l’altra della teoria dell’evoluzione dello Spencer, il grande apologista dell’individualismo. In fondo i darvino-spenceriani, che si dicono i rappresentanti legittimi dell’evoluzionismo, base dell’attuale scienza positiva, osservano: 1o la lotta per la esistenza, legge universale della natura, condanna gli uomini alla guerra, non importa se nelle sue forme più brutali o in quelle più miti della concorrenza economica; 2o la lotta per la esistenza accordando la vittoria ai meglio adatti per forza fisica e intellettuale, favorisce l’evoluzione progressiva ma condanna alla crescente differenziazione delle classi ed alla costituzione ed al dominio delle aristocrazie; 3o _leggi naturali_ reggono fatalmente l’umanità, come il resto del cosmos, e non è dato agli uomini di mutarle a loro volontà, sostituendovi i sistemi arbitrari del socialismo, che dovrebbero condurre all’abolizione della lotta e della concorrenza ed alla livellazione sociale.

4. A queste affermazioni formulate con maggiore o minore recisione si contrappongono varie osservazioni, meritevoli di essere esposte e dall’esame delle quali, mi sembra che possa venir fuori un esatto criterio per giudicare sui rapporti tra il socialismo, il darwinismo e l’evoluzione spenceriana.[13]

Prima di procedere all’esame del significato sociale delle leggi darvino-spenceriane evocate per combattere il socialismo, giova indagare qual’è il valore intrinseco delle medesime; astrazione fatta dalla loro applicazione alla società umana bisogna constatare con quali riserve gli stessi scienziati sostenitori dell’evoluzionismo e del trasformismo le accettano.

Si premette che la _teoria della evoluzione_, ch’è dello Spencer, è una specie di concezione filosofica dell’universo, colla quale si sostiene che una forza operosa agita eternamente la natura e ne sottopone tutti i fenomeni alla sola e medesima legge di causalità. È la concezione meccanica del mondo, che non può dirsi rigidamente _monistica_ perchè lo Spencer ammette un _inconoscibile_, che ripristina il _dualismo_.

La _teoria della discendenza_ riguarda soltanto il mondo organico; e per esso si sostiene che gli organismi complessi sono derivati da organismi meno complessi e più semplici, che i policellulari (_eteroplasti_) dipendono da altri unicellulari (_omoplasti_) e questi alla loro volta da organismi affatto rudimentari, dalle _monere_.[14] Gli animali e i vegetali si modificano per l’adattamento; e poichè negli organismi più sviluppati si trovano talune forme di struttura interna somiglianti a quelle di altri antichissimi organismi, si conchiude che l’hanno tolto da questi per _eredità_. Sicchè la teoria della discendenza altrimenti detta _trasformismo_ o _lamarkismo_, dal nome di Lamark, che primo la determinò nel 1809, si poggia sull’_eredità_ di forme interne antichissime e sull’_adattamento_. Che poi sia _una_ la forma antica comune, da cui sono derivate le altre più recenti, o che siano _molte_ (_monoginismo_ e _poliginismo_) a questa teoria non importa nulla; nè monta sapere quale sia la legge, il principio meccanico, onde questi organismi si trasformano. Ciò che le importa assodare è la _trasformazione_ della specie.

Il _darwinismo_ propriamente detto è la _teoria della selezione_, ossia la legge o la forza meccanica, secondo la quale le specie si trasformano. Il caso, le forze cieche, secondo Darwin, producono delle variazioni, che prescelte colla selezione, sessuale specialmente, e fissate dalla _eredità_, danno delle nuove specie; con la selezione darviniana i fenomeni tendono verso le forme, che danno il massimo di utilità per la specie.

A Spencer si sono trovati dei precursori nell’antica filosofia, e specialmente tra i greci; e se ne dettero anche a Darwin nel secolo scorso e nei principî del nostro: Sömmering, Bruckner, James Stewart, Galiani, Herder, Lallemand. (Loria: _La proprietà e la questione sociale_. Verona Drucker. 1897). Ma quale che abbia potuto essere l’importanza della intuizione di tali precursori non viene menomata di un ette la gloria dei sistematori contemporanei delle teorie della evoluzione e della selezione.

Però maggiore giustizia era dovuta e ora si comincia a rendere a Lamarck, la cui teoria che assegna maggiore influenza nella trasformazione della specie e degli individui alle condizioni dell’ambiente, all’uso e al disuso degli organi sembra più conforme ai fatti e più facilmente li spiega. Il Lamarck fu ingiustamente dimenticato per tanto tempo; e dell’obblio gran parte di colpa spetta al Cuvier. È degno di nota che le sue benemerenze, mentre era all’apogeo la gloria del Darwin, siano state rilevate da un socialista geniale e sventurato: lo Tchernychewsky. Questi in un articolo, riprodotto nella _Société Nouvelle_ (30 settembre 1890) criticò acutamente il darvinismo a base Malthusiana, assegnando maggior valore al lamarckismo; ed è poco che uno scrittore italiano ha ripreso e svolto brillantemente la stessa tesi. (Ernesto Setti: _Il lamarckismo_ ec.)

Delle critiche fatte alla teoria dell’evoluzione, della discendenza e della selezione in nome di principî religiosi non è il caso di occuparsi da chi vuol mantenersi nella sfera delle discussioni scientifiche[15].

Ma si deve ricordare che a combattere o a modificare le teorie darwiniane si sono levati biologi eminenti, e alcuni dei quali erano o sono ancora entusiasti ammiratori e amici dello stesso Darwin. Tra i critici, dal punto di vista esclusivamente scientifico, senza preoccupazioni metafisiche o religiose, ricordo Romanes, Wigand, Weismann, Nägeli, Yves Delage, che sono tra i più autorevoli naturalisti e biologi contemporanei.[16] Degnissima di attenzione è la circostanza che lo stesso Spencer nella polemica col Weismann inclina a rilevare la insufficienza della selezione naturale anche nel campo biologico (_The factors of the organic evolution_. London 1887). E infine riporto questo brano di un recentissimo scritto, che ha un valore affatto speciale: «Molti credono che oggi la teorica della discendenza sia perfetta e già passata nel dominio della filosofia; essi ritengono che la teoria del Darwin della lotta per l’esistenza, per mezzo dei due grandi fattori, l’adattabilità e l’ereditarietà, sia, come scrive il Prof. Lombroso, un dogma, e che resti appena di applicare questo dogma alle scienze filosofiche, morali, giuridiche etc. Così è che, per citare un esempio, la nuova scuola di giustizia positiva, di cui è re il Lombroso stesso (un uomo che del resto conta molti titoli di gloria) si impadronisce del concetto della lotta per l’esistenza, se ne serve come farebbe un ingegnere d’una formola matematica, e ne deduce larghe conclusioni sulle pene; la stessa scuola si serve dell’ereditarietà e dell’atavismo come di filo d’Arianna per determinare se un malfattore deve venir castigato o no etc.

«Ma se noi dobbiamo dire la verità, noi specialisti vediamo con grande sgomento i filosofi positivi, i giuristi, i medico-legali maneggiare con tanta disinvoltura e, vorrei quasi dire, incauti, la teoria dell’evoluzione. _Essi la fraintendono perchè non la conoscono che parzialmente, perchè prendono per dogma quello che è ancora in embrione, ritengono vero assoluto quel che, con una frase impropria ma espressiva, si dice vero provvisorio_».

«È certo arrischiatissimo nello stato attuale della teoria della discendenza il trasportarla d’un pezzo, nel campo filosofico, in quello penale o sociale: così trasportata essa diventa simile a quei giovani che vengono chiamati ad insegnare prima d’aver sufficientemente imparato.» (Prof. G. B. Grassi: _I progressi della teoria dell’evoluzione_. Catania 1886 p. 8 e 9).

A questo giudizio viene un’autorità speciale perchè il Grassi pei suoi lavori di biologia ebbe ultimamente la _medaglia Darwin_ conferita dalla Società Reale di Londra per le scoperte fatte nella direzione della _speculazione darviniana_[17].

Laonde sul terreno stesso della biologia, prudenza vuole che le teorie darviniane — da distinguerle sempre dalla teoria dell’evoluzione, come fece il Grassi parecchi anni or sono, come ha praticato lo Spencer nel rispondere a lord Salisbury — devono considerarsi come _ipotesi_ da accettarsi sintanto che non vengano sostituite da altre, che ordinino in modo migliore e spieghino in maggior numero i fatti[18]; e l’ipotesi trova sempre convinti sostenitori, perchè soddisfa un istinto dell’uomo, e dell’uomo colto in ispecie, che se non si affida ad una provvidenza divina, suprema regolatrice del tutto, cerca di spiegarsi mercè l’ipotesi le origini delle cose ed il modo di _divenire_ delle medesime.

A questo proposito vale la pena di udire il giudizio di un illustre positivista comtiano sul valore del sistema spenceriano; egli, mi sembra, che coi suoi dubbi e colle sue distinzioni non abbia tutti i torti. «Noi, scrive il De Roberty, facciamo una distinzione nettissima fra la _scienza_ e la _filosofia_. Sul terreno della prima nulla abbiamo da obbiettare alla teoria meccanica del calore, alle belle ricerche sulla trasformazione e l’equivalenza delle forze, ai principii semplificatori della termo-chimica etc.; ma sul terreno della seconda noi accordiamo, per esempio, alle costruzioni ipotetiche di Spencer un valore che non differisce molto da quello assegnabile all’ipotesi meccanica di Descartes o alla teoria del cosmos organico di Aristotile, di cui l’evoluzionismo spenceriano non è d’altronde ai nostri occhi che uno sviluppo.[19]».

CAPITOLO II.

BIOLOGIA E SOCIALISMO[20]

5. La prima in ordine tra le obbiezioni, che si rivolgono alla applicazione fatta da Häckel e suoi seguaci delle _leggi darviniane_ alle società umane, è quella che ha la sua base nel teorema fondamentale della stessa _sociologia_ moderna, secondo il quale la società umana deve considerarsi come un _organismo_.

Che le _società umane_ debbano considerarsi come _organismi_ analoghi, se non identici, agli _organismi biologici_ è idea antica, che si trova in Aristotile ma che ha avuto ampio svolgimento dopo Augusto Comte e dopo la sistemazione spenceriana della Sociologia.[21] Il sistema spenceriano è tutto fondato sulle analogie tra biologia e sociologia; le analogie e l’uso della terminologia e delle partizioni della biologia furono più largamente applicate nei grandi lavori dello Schäffle e poscia dal Worms e con evidente esagerazione dal Lilienfeld.[22] Il Novicow è l’ultimo e più geniale espositore di questi sociologi, che considerano le società umane come organismi. (_Conscience et volonté sociale_. Paris 1897).

La connessione intima o la fusione tra la biologia e la sociologia trovò sempre vivaci oppositori dappertutto; ne ha avuto e ne ha ancora in Italia, dove ricordo Loria, Vanni, Asturaro, Vaccaro[23] ed altri che avrò occasione di menzionare nel capitolo seguente.

Ogni rapporto tra biologia e sociologia, ogni somiglianza tra l’uomo e l’animale nega il Prof. T. Martello che tra i due ultimi trova un _hiatus_, un abisso che non si può colmare (_Giornale degli Economisti_. Luglio e Agosto 1891). La sua avversione contro la sociologia biologica supera la riserva doverosa della scienza.

La quistione venne discussa vivacemente nei Congressi internazionali di Sociologia tenutisi in Parigi, specialmente nell’ultimo — dal 21 al 24 Luglio 1897. — Le teorie sociologiche degli organicisti vi avevano nel Lilienfeld, nel Novicow, nel Worms i loro più illustri rappresentanti, che vigorosamente vi difesero, sebbene senza accordo completo nei dettagli e nelle applicazioni, le proprie vedute. Ma dal dibattito non può dirsi che siano usciti vittoriosi perchè i colpi assestati da Tarde, da Krauz e sopratutto da L. Stein alla teoria biologica della Sociologia la lasciarono stremata di forze.

Invero i membri di una società non sono affatto paragonabili, se non per figura rettorica, alle cellule di un organismo: essi entrano in gruppi ed associazioni diverse, ossia fan parte simultaneamente di parecchi organi e tessuti, compiono diverse funzioni, e tutte tendono a quella centrale e regolatrice. Un impiegato ferroviario, ad esempio può insiememente essere socio di un club di ricreazione, membro di una società di letture scientifiche, collaboratore di un giornale, milite territoriale, membro di una società cooperativa, di un’altra elettorale, di un’altra filodrammatica ecc. vale a dire appartenere con la stessa persona al sistema circolatorio, produttore, nervoso, protettivo ed a parecchi organi di questi sistemi, il che sarebbe assurdo per una cellula. Lo stesso operaio che fa eccezione alla regola come quello che è relegato ad un unico sistema di organi, quando esercita il suo diritto al voto politico ed all’associazione, fa parte del sistema nervoso. La divisione del lavoro, nella società attuale, si fa dunque, in ragione composta, sebbene in ciascuno individuo varî il complesso e la combinazione speciale delle sue occupazioni, la parte speciale che egli ha in ciascuna associazione e l’occupazione predominante (_Asturaro_). Il vincolo che congiunge gli elementi della società anzichè essere corporeo, come quello che unisce l’uno all’altro gli elementi di un organismo è di carattere psichico; il corpo sociale è infinitamente più complesso che il corpo vivente; le stesse società più rudimentali presentano spiccate analogie non già cogli organismi più infimi, ma coi più elevati. (_Loria_). Inoltre le leggi biologiche e le leggi sociologiche non sono comparabili: le prime hanno veramente il carattere di leggi e permettono di prevedere i fatti, mentre le seconde ammettono sempre delle irregolarità, perchè i fatti sociologici non si ripetono mai esattamente; le sue leggi non sono mai assolute, nè si riferiscono a verità eterne; ma sono leggi relative e verità di fatto. Se gli organicisti ammettono la società come organismo nel senso teleologico, cioè, come un insieme di parti, che tendono allo stesso scopo, si può ammetterlo. La Società, in realtà, non è un organismo, ma una organizzazione: il primo è incosciente, mentre la seconda è un prodotto della coscienza (_Stein_). Alla società manca il carattere più essenziale di ogni organismo: un momento determinato di nascita e di morte. Nelle società non si osservano i fenomeni che si riscontrano negli organismi: hanno sesso le società? si riproducono come gli animali? il loro accrescimento per federazione o annessione rassomiglia a quello degli organismi? dov’è la lingua o la religione delle cellule? Anche i fenomeni comuni agli organismi e alla società seguono nel loro sviluppo delle direzioni opposte. Tale è, per esempio, la differenziazione, che costituisce per l’organismo un segno di alta perfezione, mentre nelle società equivale al regime delle caste; viceversa nelle società più sviluppate c’è la crescente tendenza di diminuire gli effetti della divisione del lavoro. La teoria organica è funesta alla sociologia, perchè essa da un lato trascura la storia e considera l’umanità come fatalmente condannata a seguire una data via; e dal punto di vista pratico essa è autoritaria e conduce a conclusioni che vanno contro il progresso sociale. (_Tarde_).[24].

Comunque, accettando, come ho fatto nella _Sociologia Criminale_[25], tutte le distinzioni e le riserve fatte dall’Ardigò, dall’Angiulli, dal De Greef non vi è, a mio avviso, alcun inconveniente scientifico nell’ammettere, conforme alla teoria generale dell’evoluzione, un legame genetico tra la biologia e la sociologia, purchè alla seconda si assegni un _quid proprium_ che dalla prima la differenzi. In questa guisa si esclude il miracolo e si ha la continuità della evoluzione[26].

6. L’analogia tra biologia e sociologia o meglio la continuazione evolutiva della seconda dalla prima non intacca per nulla la base del Socialismo; anzi la rende più salda.

«Coloro, che citano il darwinismo per predire eterne le disuguaglianze e la lotta fra gli uomini, mostrano di non conoscere o di dimenticare la sociologia.

«Infatti la sociologia dimostra, che la società è un _organismo_. Ma qual’è la condizione _sine qua non_ della esistenza di un organismo? Se non basta l’apologo di Menenio Agrippa, ve lo dicono tutti i fisiologi, ve lo dice lo stesso Spencer: è l’_armonia_ fra le parti, la reciproca dipendenza fra gli organi. Ebbene trasportate questa necessità nell’organismo sociale ed avrete che la legge umana per eccellenza, e che serve come punto di attrazione al progresso civile è dunque, non già la lotta di tutti contro tutti, ma la pace l’associazione, la solidarietà, la mite uguaglianza dei diritti e doveri. È evidente: coloro che parlano della _lotta per la esistenza_ che costringerà eternamente gli uomini a sfruttarsi ed a guardarsi in cagnesco (e come si concilia questo colle rosee predizioni degli evoluzionisti?) costoro o non sanno o non ricordano che gli uomini non sono esseri isolati, viventi come i bruti, ciascuno indipendentemente dall’altro, ma son come le cellule di un vasto organismo e la loro salute, la loro vita è legata, intimamente legata, alla salute e alla vita di questo organismo. Il quale trova la legge della sua conservazione, non già nel disaccordo delle sue parti, non nell’anemia di 75 (a dir poco) di esse, cui fa riscontro l’iperemia nelle altre 25, — ma «nella reciproca dipendenza fra gli organi» cioè nella cooperazione, nella equa ed armonica distribuzione del sangue sociale a ciascun organo, a ciascuna cellula _secondo i suoi bisogni_, ossia (eccetto i casi patologici) secondo il suo _lavoro_. È dunque la stessa necessità della esistenza, è la stessa legge dell’adattamento, che spingerà fatalmente gli uomini alla fratellanza, alla giustizia, all’uguaglianza — al socialismo.»

«E valga il vero, tutta la storia non è forse una evoluzione continua verso questa meta? Non è un propagarsi e un raffinarsi sempre maggiore di questi sentimenti di socialità? Non è un moto perpetuo verso l’uguaglianza? E se _legge_ non vuol dire altro che un fatto costante, ma chi può negarci che la legge dell’umanità, il suo fato non è la guerra, nè il privilegio, ma l’amore e l’uguaglianza?

«Io vorrei soltanto sapere come questi darwinisti sbagliati, spiegano il fatto indiscutibile, che tutta l’evoluzione del passato è assolutamente, _essenzialmente_ contraria alla loro teoria della guerra eterna? Vorrei sapere come spieghino il fatto di queste istituzioni e di questi sentimenti ugualitarii che si rafforzano di continuo e prevalgono, mentre secondo essi, siamo dannati a mangiarci eternamente l’un l’altro, e a scacciare quanto più deboli si possa? Ma se il darwinismo è appunto la legge che vi dimostra come soltanto le istituzioni e i sentimenti _utili_ possano prevalere come va che nel caso nostro prevalgano invece sentimenti e leggi che son certo dannosi, perchè contrari a quello stato di lotta e di disuguaglianza a cui, secondo essi, l’umanità è condannata per sempre? Non è questa una contraddizione flagrante?

«Ma quando invece ricordiamo, che la società è un organismo che per _adattarsi_, per vivere, ha bisogno appunto di stabilire fra i suoi membri quell’armonia di lavoro e di nutrizione di cui ci danno esempi meravigliosi gli organismi superiori — allora non ci meraviglieremo più che l’esperienza secolare induca negli animi e nelle istituzioni questo moto continuo verso l’uguaglianza e l’altruismo, e allora soltanto non avremo bisogno di violare, come fanno questi darwinisti, il principio cardinale, che il _divenuto_ ci fa comprendere il _divenire_ e affermeremo anzi che, una e sempre uguale essendo la legge della storia, come scomparvero via via, continuamente, condannate in precedenza tutte le disuguaglianze _sociali_ e le lotte fraterne dei dì che furono, — così scompariranno, perchè _devono_ naturalmente scomparire quelle che ancora straziano l’uomo.

«Mi si dirà, che lo Spencer ha dimostrato come la _concorrenza_ esista anche, per esempio, fra gli organi del nostro corpo, fra cellula e cellula. Ma ciò che l’illustre filosofo dice in proposito, se è rivolto contro il socialismo, fa torto al suo genio, secondo me, e non pregiudica punto la nostra causa. Infatti è un giuoco di parole quello che fa lo Spencer: egli mi parla di concorrenza nel corpo umano, e poi mi descrive di fatto quell’ammirabile armonia di funzioni che, secondo la legge da lui citata di Ludwig e di Lowen, si spinge fino a provocare uno spontaneo restringimento dei vasi circolatori nelle altre regioni del corpo, quando un organo è costretto a un lavoro eccezionale: perchè è a quest’organo eccessivamente affaticato, che gli organi consociati inviano un rinforzo di sangue... E noi facciamo stentare chi lavora, e ingrassare gli oziosi! Oh venga, venga la concorrenza, se concorrenza chiamano l’armonia del corpo umano!»

«Rammento che l’Häckel osserva appunto contro il socialismo, che non vi potrà essere mai l’uguaglianza, perchè diverso essendo il lavoro, diversa è la spesa di forza, d’ingegno, di mezzi, etc. che son necessari all’uopo, ed è quindi naturale «che la ricompensa di questo lavoro sia pure assai differente.....» Dio buono, che rivoluzione solo che dovessimo applicare oggi questo principio! E come non si è accorto quel grand’uomo ch’è appunto questo ciò che domanda il socialismo? Ma certo: noi non vogliamo l’uguaglianza assoluta, — l’uguaglianza significherebbe una libra di carne anche a chi non ne abbisogna che di una mezza. L’ideale nostro è ben diverso — è questo: che ciascuno mangi e lavori — nei limiti delle esigenze sociali — come natura gl’impone; noi vogliamo che tutti lavorino (trattati gli oziosi come delinquenti) e che ad ogni lavoratore sia assicurata una vita umana. Del resto noi non neghiamo le differenti attitudini e i bisogni differenti, che anzi a quelle vogliamo assicurato un libero sviluppo e a questi una più ampia soddisfazione, ciò che l’odierno sistema impedisce assolutamente e per la miseria e perchè, essendo eccezionalmente privilegiato il lavoro intellettuale, tutti mirano a questa meta più alta, _negando spesso, quasi sempre, sè medesimi_: altro argomento questo, infine, per mostrare come la lotta per la esistenza riesca nel sistema borghese ad effetti contrari a quelli, che le si chiedono».

Così bellamente Camillo Prampolini mi riassumeva, da me richiesto, le proprie idee sulla forza che c’era da trarre dall’applicazione delle leggi biologiche alla società umana.[27]

Rimontando al primo antichissimo scrittore, che considerò la Società umana come un organismo, queste illazioni socialistiche della teoria biologica trovano ampia conferma. Secondo Aristotile, infatti, la giustizia è nello stato, ciò che la salute è nel corpo: l’una e l’altra devono consistere essenzialmente nel fare concorrere tutte le parti per quanto il vuole la loro struttura e la loro speciale attitudine funzionale alla conservazione dell’organismo sociale e industriale.[28] Nè contraddice ciò che ha scritto un anti-socialista qual’è l’Espinas, che inconsciamente viene a ribadire l’applicazione che fanno i socialisti della teoria biologica quando scrive: «dappoichè l’organizzazione sociale è sottoposta alle stesse leggi dell’organizzazione fisica, non si sa che, un organismo non può vivere e prosperare, che nella misura colla quale la vitalità degli elementi si mantiene e si accresce? _Ora la lotta per la esistenza e lo schiacciamento dell’individuo non sono i tratti caratteristici della vita nei limiti di uno stesso corpo e di una medesima società_; ma la coalizione (cooperazione spenceriana?) per meglio sostenere questa lotta, il rispetto dell’individuo ne sono le prime condizioni e i caratteri dominanti.»[29]

La giustezza e l’evidenza di queste applicazioni delle leggi biologiche imprudentemente invocate contro il socialismo, indussero il Krusinski — un sociologo polacco — a dimostrare vittoriosamente nel cennato congresso di Parigi del 1897 che le società umane non si possono paragonare agli organismi, perchè nelle prime il lavoro della maggior parte degli individui sorpassa le loro forze e la loro consumazione invece resta al disotto dei loro bisogni; mentre nelle seconde lavoro e nutrizione sono sempre proporzionati. Se mai, egli soggiungeva, l’organismo non può rassomigliarsi alla presente società _capitalistica_, ma soltanto ad una società _comunistica_.[30]

Questa armonia che deve esistere tra le cellule e gli elementi di un organismo e gl’individui di una società umana, data la teoria biologica della Società, non viene infirmata sostanzialmente dal punto di vista socialistico, dalla lotta esistente tra le cellule e tra le parti di un organismo secondo le vedute di qualche altro biologo, che ha ripresa e svolta l’idea dello Spencer accennata dal Prampolini. Se è vero, come dice Roux,[31] che esiste nell’organismo la lotta per lo spazio e per la nutrizione e che l’attività funzionale determina una _intraselezione_, secondo Weismann, un maggiore afflusso di nutrimento che non solo compensa le perdite, ma va accompagnata da un ultra-compenso — sicchè l’organo più funziona, più si perfeziona — giustizia vorrebbe — se la società umana fosse retta dalle stesse leggi biologiche degli organismi — che agli organi della produzione economica, della funzione più attiva ai lavoratori venisse corrisposta una più adequata nutrizione.

A questa connessione tra funzione, nutrizione e perfezione nell’organismo va unito il concetto di utilità della funzione stessa. Ora nell’organismo la maggiore nutrizione di date parti senza utilità, con danno evidente del tutto dà luogo a squilibri e quindi a manifestazioni morbose.[32]

Se l’analogia tra società umane e organismi deve ammettersi, attualmente, perciò ci troviamo in una fase del tutto patologica; nella quale gli organi utili soffrono di anemia e non ricevono un nutrimento adequato alle loro funzioni; mentre lo stimolo trofico, agisce in

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