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si tornasse a discorrere di pace. Piacque la proposta; e recatisi colà ritirarono gli Argivi dall’Epidauriese. Congregatisi poi nuovamente nel luogo stesso, non poterono rimanere d’accordo: onde gli Argivi invasero di nuovo l’Epidauriese, e lo devastarono. Anche i Lacedemoni militarono contro i Carii[57]; ma siccome neppur questa volta i sacrifici per la spedizione erano propizi, tornarono indietro. Gli Argivi, dopo aver guastato quasi la terza parte delle terre di Epidauro, partirono per a casa; e mille soldati gravi ateniesi, che condotti da Alcibiade erano andati a soccorso dei Carii, sentito che i Lacedemoni avevano abbandonato quell’impresa, e che però non vi era bisogno di loro, partirono anch’essi. Così passò l’estate.
56. Sopravvenendo l’inverno i Lacedemoni di nascosto agli Ateniesi spedirono per mare ad Epidauro un presidio di trecento soldati sotto il comando di Agesippida. Il perchè gli Argivi andarono a rammaricarsi con gli Ateniesi, che avessero lasciato tragittare per mare i Lacedemoni, trasgredendo quell’articolo della tregua che diceva, dover ciascuno impedire ai nemici il passaggio pel suo dominio; e protestavano che se gli Ateniesi non riconducevano a Pilo i Messenii e gl’Iloti per inquietare i Lacedemoni, Argo si terrebbe offesa. Pertanto gli Ateniesi, per istigazione di Alcibiade, nella colonna ove era scolpita la tregua con Sparta, inscrissero che i Lacedemoni non avevano ottenuto i giuramenti[58]; e ricondussero da Cranio a Pilo gl’Iloti perchè vi praticassero il ladroneggio: del rimanente poi erano in quiete. E in questo medesimo inverno, tutto che gli Argivi e gli Epidaurii fossero in guerra tra loro, pur non vi fu veruna battaglia campale, ma solo aguati e scorrerie; ove, secondo che portava il caso, alcuni da ambe le
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