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simili estese una volta a tutti. Ma in questo stato di cose gli Ateniesi certamente furono i primi a deporre le armi, e con meno severa condotta passarono ad un vivere più molle e delicato: a cotesta delicatezza dee attribuirsi l’avere i più vecchi opulenti tra loro lasciato da poco tempo l’uso di portar toghe di lino, e di ornare in giro il ciuffo della chioma con intreccio di cicale d’oro; e quindi questa sorta di abbigliamento si è mantenuta tra’ più vecchi degli Ionii, perchè discendenti degli Ateniesi. Ma di abiti mediocri e secondo il costume presente primi usarono i Lacedemoni; ed in tutto il restante i possidenti presero maniere al più possibile conformi a quelle della moltitudine. Furono medesimamente i primi ad ignudarsi, e spogliati in pubblico, nell’atto dei combattimenti ginnastici, si ungevano con olio; laddove in antico nel certame stesso olimpico li atleti combattevano con fasce attorno alle vergogne; nè sono molti anni che tal uso è cessato; anzi tutt’ora presso alcuni barbari, specialmente asiani, si propongono i premi del pugilato e della lotta, e vi si esercitano colle fasce a cintola. Così potrebbesi mostrare che la Grecia praticava molte altre maniere simili a quelle dei barbari di adesso.
7. Le città poi fondate più recentemente, quando già più frequente era l’uso del mare, essendo più abbondanti di denaro, si fabbricavano proprio sulle coste con mura con le quali comprendevano gl’istmi, per favorire la mercatura, ed afforzarsi contro i vicini; laddove le città antiche sì dell’isola che di terraferma, per tema dei corsali che si ressero lungamente, erano fabbricate più di lungi dal mare; poichè non solo i Greci tra loro, ma derubavansi anche gli altri che abitavano sulle coste, quantunque non esercitati sulla marina. Coteste città mantengono ancora la loro situazione distante dal mare.
8. Nè si davano meno alla pirateria gl’isolani che erano Carii e Fenicii, poichè costoro abitavano senza dubbio la maggior parte delle isole. Testimonio di ciò; che nella purgazione di Delo fatta dagli Ateniesi nel corso di questa guerra, quando furono tolte tutte le arche de’ morti che si trovavano nell’isola, più della metà apparvero Carii, riconosciuti al fornimento delle armi sepolte con loro, e al modo conforme a quello che ancora tengono nel seppellire. Ma la reciproca navigazione si facilitò da che Minos[9] ebbe dato forma alla sua flotta, avendo egli cacciato quei malfattori dalle isole, quando anche nella maggior parte di esse fondò colonie. E gli abitatori delle coste, che trovavano d’allora in poi più sicuro il modo di far denaro, vi si fermavano più stabilmente; ed alcuni eziandio si cingevano di mura secondo che crescevano in ricchezze. Perciocchè l’avidità del guadagno induceva i deboli a soffrire il servaggio dei più forti, ed i più potenti coll’affluenza delle loro ricchezze si facevano suddite le città più deboli. In tal maniera divenuti omai più opulenti fecero poi la spedizione contro Troia.
9. Perciò credo avere anche Agamennone riunito quell’armata non tanto perchè i pretendenti d’Elena ch’ei conduceva vi erano astretti dai giuramenti prestati a Tindaro, ma sibbene perchè era il più potente de’ Greci d’allora. Conciossiachè quelli stessi, che per tradizioni ricevute dai maggiori hanno più esatta contezza delle cose del Peloponneso, raccontano che Pelope[10] con le ricchezze portate seco dall’Asia fu il primo ad acquistarsi potenza tra quei popoli miserabili; e pose, benchè forestiero, il cognome del paese: che questa potenza anco maggiore toccò coll’andar del tempo a’ suoi discendenti; pel caso, che Euristeo partito per la guerra, ed ucciso poi nell’Attica dagli Eraclidi, avea per titolo di parentela, affidato il reggimento di Micene e del suo impero ad Atreo fratello di sua madre; il quale si trovava esule dal padre Pelope per avere ucciso Crisippo. Non essendo Euristeo altramente ritornato, ebbe egli il regno di Micene e di quant’altro era stato sotto il comando di Euristeo, col consentimento de’ Micenesi mossi dal timore degli Eraclidi; ed anche perchè godeva riputazione di valoroso, e si era colle sue maniere conciliata la moltitudine: e così rese i Pelopidi più forti de’ Perseidi. Delle quali forze divenuto erede Agamennone, che era anche più degli altri potente sul mare, parmi che col timore più che con le sue buone grazie raccogliesse l’armata per eseguire la spedizione. Infatti si vede arrivare con maggior numero di navi, ed offrirle agli Arcadi, siccome lo ha dichiarato Omero, se pur vale per alcuno la sua testimonianza: e nella consegnazione dello scettro dice di più
Che molt’isole e tutta Argo reggea.
Or senza avere una flotta considerevole non avrebbe potuto, uomo di terraferma com’egli era, avere impero al di là delle isole circonvicine, che certamente non potevano esser molte. Da quest’istessa armata si conghiettura cosa furono quelle prima di essa.
10. Nè il dire che Micene fosse piccola cosa, o il considerare che niuna città d’allora passa oggi per considerevole, potrebbe servire di sicuro argomento ad alcuno per non credere tanto grande essere stata quest’armata quanto e l’hanno descritta i poeti, e ne è costante la fama. Perocchè se venisse desertata la città dei Lacedemoni, restandone solo i templi e lo spazzo del fabbricato, credo che in progresso di molto tempo, nonostante la celebrità di essa, ne sarebbe dai posteri assai poco creduta la potenza, quantunque delle cinque
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